Josep Boira – Commento al Vangelo del 29 Maggio 2021

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L’episodio della purificazione del tempio ha lasciato attoniti i capi religiosi del popolo. È stato come una sorta di restaurazione del culto, come quella che accadde al tempo dei Maccabei; allora fu una celebrazione molto solenne: «Con gioia passarono otto giorni come nella festa» (2Mac 10, 6), perché avevano sopraffatto i nemici del popolo di Dio che avevano profanato il Tempio.

Ma, adesso, la profanazione era dovuta dall’interno del popolo: le autorità permettevano che la Casa di Dio finisse di essere casa di preghiera per diventare casa di traffici. Occorreva una autorità superiore, quella di Gesù, per ristabilire l’ordine in quel luogo santo.

Restiamo sorpresi anche noi da questo dialogo. Gesù, di fronte alla domanda infida, risponde con una altra domanda con la quale invita l’interlocutore a fare un esame di coscienza. Così fa il Maestro quando trova un atteggiamento ostile alla sua opera e al suo insegnamento.

Chi aveva ascoltato il Battista e aveva accolto la sua predicazione, era ben disposto ad accogliere Gesù come maestro, ma quei capi non hanno accolto con umiltà la missione di Giovanni. Non riconoscono la verità di quelle parole profetiche, applicate al precursore: «Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.

Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia» (Ml 3, 2-3). Dato che non accettano di purificare i loro cuori, non capiscono la purificazione del Tempio.

Abbiamo bisogno di fare uno sforzo interiore per afferrare tutti i gesti e le parole di Gesù. Quegli uomini non erano semplici come le colombe; perciò, Gesù si mostrò furbo come un serpente (cfr. Mt 10, 16), lasciandoli senza parole. Non poté esserci un dialogo sincero, perché la sincerità è necessaria per la comprensione tra le persone e, in primo luogo, con Dio.

È una virtù che finisce col diventare semplicità. Lo vediamo nella Vergine Maria, nel suo dialogo con l’arcangelo, che si conclude con un semplice e impegnativo “sia fatto in me secondo la tua parola”. Se, dunque, la chiediamo a Lei per poter parlare con Dio, conoscendolo sempre di più ogni giorno, conosceremo meglio anche noi stessi. Così, coscienti che siamo templi di Dio (cfr. 1Cor 3, 16-17), avremo il desiderio di purificarci dai nostri peccati.


Fonte: La pagina Facebook di “Opus Dei Italia” | Sito Web con tutti i commenti al Vangelo 

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