Il Vangelo del Giorno, 2 Luglio 2017 – Mt 10, 37-42

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Il testo ed il commento al Vangelo di oggi,
2 Luglio 2017 – Mt 10, 37-42

XIII Settimana del Tempo Ordinario – Anno I

  • Colore liturgico: Verde
  • Periodo: Domenica
  • Il Santo di oggi: S. Bernardino Realino
  • Canterò per sempre l’amore del Signore.
  • Letture del giorno: 2 Re 4,8-11.14-16; Sal 88; Rm 6, 3-4. 8-11; Mt 10, 37-42
  • Calendario Liturgico di Luglio

Mt 10, 37-42
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Commento al Vangelo del giorno – Mt 10, 37-42

A cura dei Monaci Benedettini

Trovare o perdere la vita.

È arduo quanto il Signore Gesù ci propone in questa domenica. Coincide tra l’altro con un periodo in cui nel nostro mondo già si pensa alle ferie, al relax, ai viaggi e ai divertimenti. Coincide ancor più con una diffusa mentalità edonista, che spinge fortemente alla ricerca spasmodica del benessere e del piacere ad ogni costo. Non da ultimo le parole che oggi ascoltiamo da Cristo potrebbero anche apparire anche violente e contraddittorie con altri princìpi che egli stesso ci ha dettato in altre circostanze. “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me”. La sequela del Signore esige che i migliori e sacrosanti affetti familiari vengano posposti all’amore che dobbiamo a lui.

L’onore e il rispetto per i genitori e dei genitori verso i figli è un comandamento di Dio, ma questo non può e non deve prevalere sull’onore e sull’amore che dobbiamo a Cristo. E’ lui la fonte, sarà lui a darci la suprema testimonianza dell’amore, a lui deve tendere, come fine ultimo, tutta la nostra vita. È in virtù della sua testimonianza e del suo primato che egli insiste ancora nel dettarci le regole fondamentali per appartenergli a pieno titolo: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. Prendere la croce significa concretamente inchiodare le nostre umane convinzioni a quel legno per far rinascere in noi l’immagine dell’uomo nuovo creato nella santità e nella giustizia.

[ads2]È diffide per noi convincerci che la croce ci fa rinascere a vita nuova, è difficile credere che bisogna avere il coraggio della sofferenza e della morte per sentirci davvero vivi. È innegabile che ancora ai nostri giorni, la croce seguita da esercitare tutto il suo fascino e tutto il suo “scandalo”. L’esatta valutazione dei valori non può dipendere dalla nostra umane e fioca ragione, occorre il dono e l’alimento della fede; soltanto con la luce di Dio potremmo arrivare a comprendere cosa significhi trovare o perdere la vita. Lì avviene più frequentemente lo scontro tra l’umano e il divino, tra i disegni e le mire degli uomini e gli arcani progetti divini. La follia della croce sa coinvolgere i folli d’amore, ma rischia di far impazzire i calcolatori del mondo, coloro che vorrebbero che Dio adeguasse la sua logica alla nostra.

È perfino strano poi che gli uni e gli altri non sappiano resistere al fàscino della santità, alle testimonianze degli eroi del cristianesimo. Anche ai nostri giorni costatiamo con legittimo orgoglio, che alcune figure di Santi hanno varcato trionfalmente i confini della Chiesa per imporsi all’ammirazione del mondo. Sono proprio loro che sull’esempio di Cristo, stanno gridando agli uomini del terzo millennio che per guadagnare la vita agli occhi di Dio bisogna avere il coraggio di spenderla per gli altri.

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