I simboli della Settimana Santa – IL SILENZIO E LA NOTTE: SEGNI CHE “INCIDONO”

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Bartolomeo Schedoni, Le donne al sepolcro, 1613 - 1614, Galleria nazionale - Parma
Bartolomeo Schedoni, Le donne al sepolcro, 1613 - 1614, Galleria nazionale - Parma

Due luoghi, nello stesso spazio, ci svelano il significato del Sabato Santo: la croce e il sepolcro. «Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora […] lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto» (Gv 19, 38-41).

Bartolomeo Schedoni, Le donne al sepolcro, 1613 - 1614, Galleria nazionale - Parma
Bartolomeo Schedoni, Le donne al sepolcro, 1613 – 1614, Galleria nazionale – Parma

Mentre la croce si svuota, la pietra del sepolcro rotola per accogliere il corpo “consumato” di Gesù; «il suo corpo arso d’amore sulla mensa è pane vivo; il suo sangue sull’altare calice del nuovo patto» (Inno dei Vespri – T. di Pasqua). Come il fuoco che “purifica” ciò che brucia, così «Gesù ha versato il suo Sangue come prezzo e come lavacro, perché fossimo purificati da tutti i peccati: per non svilirci, guardiamo a Lui, abbeveriamoci alla sua fonte, per essere preservati dal rischio della corruzione» (Papa Francesco). Tutto è compito = tutto è consumato!
Ogni parola, ogni lacrima, ogni gesto è arso nel fuco acceso davanti al sepolcro. La luce della croce cede il passo al buio della tomba. Ecco la notte!

Non a caso la celebrazione della Veglia Pasquale è pervasa all’inizio dal buio, quando il giorno cede il passo alla notte e le tenebre rivestono le strade della città. Per noi questo passaggio è così naturale e scontato, ma in realtà cela in sé tutta la potenza di Dio sul cosmo. La notte non è l’ora senza Dio, ma anzi diventa tempo favorevole per ascoltarlo: «Il simbolismo del passaggio dalle tenebre alla luce, dalla notte al giorno esprime il mistero più profondo della Pasqua. Non solo perché ricordiamo la notte dell’uscita del popolo eletto dall’Egitto e la notte della tomba da cui è risorto Cristo nell’alba della domenica, ma soprattutto perché il mistero celebrato è un passaggio, un momento che si opera nelle anime per mezzo della grazia del Cristo risorto» (Bergamini).

Le prime comunità cristiane scelgono la notte come luogo per la celebrazione della Pasqua, non per contemplarne il buio, al contrario «la luce di Cristo è un giorno senza notte, un giorno senza fine. Ovunque risplende, ovunque irraggia, ovunque è senza tramonto» (Massimo di Torino). Dopo una giornata di silenzio, segnata dal desiderio d’attesa, si fa più viva la speranza e può essere meglio compreso il significato e il valore della veglia pasquale, che non ha il senso di una veglia penitenziale per prepararci alla festa di Pasqua, ma è la stessa Pasqua celebrata vegliando! Ciascuno fa esperienza della notte; in queste ore di “solitudine” sta conoscendo il valore ambivalente di questa realtà-simbolo. Il peccato e la grazia, la morte e la vita si alternano nell’esistenza dell’uomo proprio come il giorno e la notte fanno parte della sua vita. La notte spesso è considerata una realtà negativa, un luogo pericoloso da abitare, nel quale «vagano tutte le bestie della foresta» (cf. Sal 104, 20). Nella notte l’uomo si scopre fragile, limitato, incapace di camminare da solo senza un aiuto; in questo buio non conosce, non riesce a riconoscere le forme e distinguere i colori. Per l’uomo biblico, queste tenebre sono la notte del peccato, il buio della cecità difronte al bene (cf. Gv 9). Ne è esempio il tradimento di Giuda: «Preso il boccone, egli subito uscì; ed era notte» (Gv 13, 30). Come la notte è buia per l’assenza di luce, così la nostra fede è fredda senza il calore di Cristo, fuoco, sole e luce del mondo. In questa dinamica di grazia e peccato, colpa e perdono, la notte non sarà più buia ma risplenderà di luce per l’indulgenza ricevuta.

Questo è il mistero pasquale, questo è ciò che avviene nella notte di Pasqua; notte «che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi» (Exultet). Solo chi vive nella notte con la consapevolezza sincera della propria debolezza può sperimentare la forza risanante di Dio: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12, 9). Chi accoglie il perdono non resta nella notte, chi accoglie la misericordia ritorna alla vita. Nella veglia pasquale è donata questa opportunità, perché «il santo mistero di questa notte sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti» (Exultet).

Nel silenzio della notte pasquale sembra echeggiare la voce della sentinella del profeta Isaia, che con parole di speranza ci invita a guardare l’orizzonte: «viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare domandate, convertitevi, venite!» (Is 21, 12). Vegliamo in questa notte; restiamo svegli alla luce di Cristo, consapevoli che la sua presenza sia così reale da abitare tutto il nostro corpo, perché «con la veglia della carne partecipiamo a questa solennità; ma la veglia del cuore conserviamola per sempre, illuminati da Cristo» (Sant’ Agostino).
Buona “Notte Santa”!

A cura di Bartolomeo de Filippis su Facebook

Bartolomeo Schedoni, Le donne al sepolcro, 1613 – 1614, Galleria nazionale – Parma – Fonte: Wikipedia

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