Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 20 Dicembre 2020

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L’uomo da sempre ha desiderato essere con Dio, ogni religione nasce da questo desiderio, ma Dio abita in luogo inaccessibile e quindi non può che restare un “desiderio” impossibile dell’uomo. Ora invece l’infinitamente lontano si è fatto vicino, l’eterno entra nel tempo, l’altissimo si è curvato, l’immenso si è concentrato e fatto piccolo per essere abbracciato e concepito: poiché l’uomo non può essere con Dio, Dio ha deciso di essere con l’uomo.

“In quel tempo” indica proprio che Dio entra nel giorno dell’uomo, facendosi suo contemporaneo e aprendogli il suo oggi eterno. Ma non si dirige verso la Giudea, luogo degli eredi della promessa, bensì verso la Galilea, regione infedele e in una paese insignificante, Nazareth. E da quel momento, ogni giorno, Dio sceglie di nascere nel mio tempo. In ogni mio tempo! E per questo sono chiamato a rallegrarmi (“Gioisci”: è l’unico saluto di Dio che inizia così); gioisci perché è giunto il momento promesso, rallegrati come Dio stesso si rallegra, partecipa alla sua gioia.

Dio è “avvento”: necessariamente viene all’uomo, perché è amore amante. L’uomo è “attesa”: necessariamente tende a lui, perché è bisogno di essere amato. “Ecco la serva” è la risposta di Maria, le uniche parole di chi è totalmente disposta/o ad obbedire, a lasciar spazio alla parola, a lasciarla vivere e crescere in sé fino a riempirle/gli tutta la vita. L’amore di Dio è stravolgente perché cambia il nostro sguardo sulla vita e ampia l’orizzonte dei nostri sogni.

Il Natale ci ricorda che è Dio che fa tutto. Io posso solo accoglierlo.


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