Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 2 Settembre 2021

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Non c’è niente da fare, Gesù: la nostra natura umana ha bisogno di segni, sempre! Ma tu non ti tiri certo indietro e di segni in questa pagina ne dai tantissimi: per prima cosa insegni dalla barca, strumento di lavoro di altri. Perché insegni da lì? Per mostrarci senza dircelo quanto tu voglia stare con noi, servirti di noi e parlare attraverso di noi, con i nostri strumenti. Quel tuo parlare dalla barca è già cominciare a dirci “imparate da me che domani dovrete farlo voi.” È fiducia, quella che tu riponi in noi e quella che tenti di conquistare nella folla mostrandoti come uno di noi.

Poi chiedi di prendere il largo e gettare le reti: segno di chi coglie le nostre difficoltà ed è pronto ad aiutarci. Forse se non avessi prima parlato alle folle, i pescatori non ti avrebbero ascoltato, non avrebbero risposto “sulla tua parola lo farò” perché in fondo tu cosa ne sapevi? Eri un pescatore per caso?! Loro erano gli esperti.

Se fossi andato lì senza prima conquistare la loro fiducia, non ti avrebbero ascoltato. Eppure, le reti si riempirono di pesci: terzo segno, quello che sembra un miracolo. E qui tu fai il gesto più bello di tutti dicendo a Simon Pietro di non temere: non si trovava secondo te di fronte a un prodigio ma di fronte alla presa di coscienza che anche lui poteva fare altrettanto con gli uomini. Quanti segni, quante iniezioni di fiducia! Le stesse che oggi chiediamo per noi.


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