Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 11 Settembre 2020

Cieco è colui che non ha la luce degli occhi. Ma chi è questo cieco che vuol fare da guida agli altri? Ai tempi di Gesù era il fariseo, che sperava la salvezza dalla propria conoscenza e osservanza perfetta della legge. Per Luca è il cristiano che giudica, condanna, non assolve e non dona: è uno che non ha sperimentato la grazia e pretende di guidare gli altri sulle vie della giustizia, in cui si ritiene esperto.

Invece Gesù ci ha insegnato cosa fare con la sua stessa vita. Al posto di seguire la sua parola e il suo esempio, per dimenticanza, stupidità e presunzione, il discepolo è tentato di seguire altre vie che pensa più perfette (o comode). Anche oggi come allora, l’uomo è specialista nell’inventare vie di salvezza spirituali, psicologiche, economiche, politiche e sociali, magari facendo un fritto misto di tutto: tutto questo però è inutile!

La salvezza altro non è che la misericordia del Padre nella “carne” di Gesù. È un fatto, non un’ideologia o un’illuminazione! Tutto il resto coadiuva alla salvezza o meno, nella misura in cui porta o meno il sigillo di questa misericordia. La tentazione più forte dell’uomo, che necessariamente cerca salvezza, è quella di non fidarsi di Dio e di inventare vie nuove proprio perché è mosso da quest’antica sfiducia.

La tentazione di “salvare se stesso” e di non accettare la salvezza come misericordia del Padre nella miseria reale, è il triplice ritornello ripetuto a Gesù in croce.


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