Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 10 Dicembre 2020

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Forse non è un caso che per natura siamo più predisposti ad ascoltare che a parlare avendo ben due orecchie ed una sola bocca. No, questa riflessione non mi viene fuori da una puntata di “esplorando il corpo umano”, ma da quel punto esclamativo messo alla fine dell’ultimo versetto del Vangelo.

Oggi sono molto frequenti i “leoni da tastiera”, coloro che sono laureati in tuttologia, e che a secondo l’argomento cult del momento possono diventare virologi, politici, scienziati ed altro, offendendo sempre chi sta dall’altra parte. Ecco a tutti loro, ma anche a me quando mi scattano quei 10 minuti in cui devo per forza scrivere o dire qualcosa di impulsivo su un argomento qualsiasi, Gesù vuole ricordare che prima bisogna ed è necessario ascoltare e farsi piccoli; cioè capaci di affidarsi alle mani di persone più esperte, più avanti nel cammino che oggi chiamiamo guide, amici dell’anima, gente saggia.

L’avvento non è altro che un tempo di ascolto, i suoi co-protagonisti, perché ricordiamoci che il protagonista del Natale è Gesù che nasce, sono tutte persone che si mettono in ascolto, che si fanno piccoli per poter ascoltare la vera Sapienza.

Sono disposto ad ascoltare quello che l’altro ha da dirmi? A chi posso affidare la mia piccolezza?


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