Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 9 Maggio 2020

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Noi siamo tutti come Filippo: fatichiamo molto a riconoscere il Padre nei lineamenti così comuni del Figlio, a scoprire la grandezza di Dio nel corpo così normale del nazareno Gesù. Percepiamo distintamente la promessa di una via, di una verità e di una vita più grandi, ma sono sempre di là da venire o a chilometri di distanza, mai sotto i nostri occhi. Ci pare impossibile riconoscere la via nel lentissimo tracciato che stiamo percorrendo per ora, la verità nella testimonianza ambigua e parziale che ci arriva oggi all’orecchio, la vita nella vita così ripetitiva di questi giorni.

E di tanto in tanto, come Filippo, sbottiamo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta», come a dire «Avanti, basta discorsi strani: dacci ora il di più che esige il nostro cuore». Eppure Gesù è stato chiarissimo: finché non impareremo a riconoscerlo nella carne concreta che abbiamo davanti, non conosceremo mai il Padre. Ribalta le nostre aspettative e dice: «Lo avete proprio sotto gli occhi, lo state conoscendo fin d’ora!».

Gesù non ha nessuna foto, prova o dimostrazione logica da opporre alla richiesta di Filippo: Gesù non ha la verità, ma è la verità. Semplicemente lo invita, ci invita a riguardare indietro nella sua storia: «per tutto questo tempo non siamo stati insieme? Non vedi tutte le opere, tutto il bene fatto e ricevuto?». Alla luce di questa esperienza, di questi segni e di questa compagnia, andiamo avanti, certi che tutta la rivelazione che ci serve sta nel passo di oggi.

Comunità Centro Poggeschi


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