Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 9 Dicembre 2020

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È un continuo, un continuo di faccende, impegni, pensieri, preoccupazioni. I doveri e le responsabilità della mia vita e dei miei incarichi già bastano, mi sembrano troppo pesanti e difficili; se poi alzo gli occhi e mi guardo un po’ attorno, e inizio a pensare e sentire che dovrei aiutare chi ho vicino, ancora peggio. Sono circondato da problemi di cui non so la soluzione, da persone che ascolto e a cui non so cosa rispondere, da situazioni in cui non so neanche che aiuto potrei dare. Anche questo peso, sento.
E tu mi prometti, «vi darò ristoro».

Nell’originale greco questo ristoro suona ana-pausin; prometti che vieni tu a sollevare quel che ho sulle spalle, e a darmi una pausa, un momento di tregua.

Sì, Signore, è proprio quello che ci vuole.

Subito dopo questa promessa, leggo stupito: «Prendete il mio giogo sopra di voi». Ma vieni a toglierlo, il peso, o a metterne altro? Forse il segreto, la chiave per capire quest’apparente incoerenza, sta in quello che dici di volermi mettere sulle spalle: un giogo. Il giogo si chiama così perché aggioga, congiunge due buoi, e non uno solo. E questo giogo è tuo non nel senso che lo possiedi, ma nel senso che lo sopporti, perché sei il bue che già se ne è fatto carico con immenso amore, e ora aspetta che io venga a occupare il secondo posto, accanto.

Vengo, Signore, cerco di agganciarmi, così partiamo: voglio essere semplice, mite, umile e mansueto come te.

Ora che sono legato al tuo stesso giogo, scopro che era il mio: gli stessi impegni, pensieri, desideri. Tu già li sostenevi, ed ora lo facciamo insieme, spalla a spalla, entrambi con gli occhi rivolti in avanti. E improvvisamente sento quanto tutto questo peso che portiamo è buono, quanto è leggero: ci sei tu accanto a me, ti affido tutta la strada da percorrere e tutti quelli che incontriamo. Non devo per forza riuscire a far quadrare tutto, non devo risolvere tutto io; basta esserci, rimanerti vicino e continuare a camminare al nostro ritmo.

Comunità Centro Poggeschi


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato