Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 7 Marzo 2020 – Mt 5, 43-48

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L’inclinazione naturale ci spinge ad amare chi ci piace, a stare con le persone con cui si sentiamo in sintonia. La “legge” ci chiede di fare un passo in più: di amare Dio, il nostro prossimo e noi stessi con tutto il cuore. E già questo è un bell’esercizio! Non tutti giorni è semplice a mettere in pratica, soprattutto quando Dio sembra non farsi sentire, quando la pigrizia ci impedisce di aiutare, quando guardandoci allo specchio ci sembra non riconoscerci. No, decisamente già questo non è così scontato.

Ma Gesù, come se non bastasse, ci chiede ancora di più. Ci chiede l’amore gratuito verso chi vuole ucciderci, se non fisicamente, almeno moralmente. Chiamati alla gratuità, siamo chiamati ad aprire le mani e il cuore, prima per ricevere e poi per rimettere in circolo ciò che ci viene donato. Non una gratuità masochista, però, né una perfezione umanamente impossibile (se tale la sentissimo, affidiamo a Dio la nostra difficoltà): oggi siamo chiamati alla gratuità universale e umana dell’amore.

Siamo oggi chiamati a mettere in pratica quell’amore universale che non conosce confini, che proprio nel limite riconosce e promuove una fonte di vita. Il Figlio di Dio, il figlio per eccellenza, ci dà le chiavi per essere eredi esattamente come lui – e, come tali, operatori di un amore che ci attraversa e supera.

Virginie Kubler

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