Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 6 Giugno 2022

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Sotto la croce sostano alcune donne e il discepolo amato. Nel momento più duro e lacerante della vita di Gesù e della piccola comunità di uomini e donne che per tre anni lo hanno seguito, solo pochi trovano il coraggio e la forza di rimanere, sapendo di non poter fare nulla.

È la fine. Ma lo è veramente? Nel buio della circostanza più oscura, Gesù rivela altri orizzonti e accade che dove noi vediamo il termine di un progetto si nasconda in realtà la misteriosa fecondità di Dio, la sua “maternità” creatrice che fa nuove tutte le cose, e rinnova le relazioni. Alla madre il Signore consegna il discepolo, a Maria figura di comunità, di vita che continua. E al discepolo la cura di colei che con il suo “Eccomi” ha permesso l’ingresso di Dio nella storia, in carne e sangue.

In Maria madre della Chiesa, titolo della memoria di oggi, si custodisce il ricordo grato della fedeltà e dell’amore di Dio, che ha radici profonde. È un disegno antico, tessuto nella storia della salvezza, nelle vicende degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto, nel loro carico di sfide, di quotidianità, di lotte e momenti di arresto. È una trama che si dispiega secondo i ritmi lenti delle biografie umane e delle generazioni che si succedono. Un lento svolgersi che con Gesù in croce giunge misteriosamente al suo compimento e trabocca nell’eccedenza di acqua e sangue da un costato trafitto e fa nuove tutte le cose, nella comunità che nasce sotto la croce.


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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