Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 4 Novembre 2021

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Tutti si avvicinano a Gesù, anche i pubblicani e i peccatori, coloro che agli occhi della società vanno tenuti separati, dai quali occorre guardarsi. Nel suo stile viene avvertita una differenza, un permesso: Gesù consente a chi si sente lontano ed è stato allontanato di farsi vicino. Crea uno spazio aperto, di accoglienza e condivisione, uno spazio di libertà.

E questo suscita scandalo, per chi è abituato a pensare lo spazio della religione, della comunità e della fede in termini binari: dentro-fuori, perfetto-difettoso.

Di fronte alla logica binaria degli scribi e dei farisei, Gesù sceglie di raccontarsi con il pensiero divergente della parabola, di una parabola che è veramente problematica, perché dà per scontato ciò che scontato non è.

“Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove…?”. La risposta autentica a questa domanda è: “Nessuno!”. Nessuno di noi che abbia un minimo senso dell’economia arrischierebbe novantanove pecore per recuperarne una. Tutti accetteremmo la perdita di una pecora, rubricandola, da buoni imprenditori, nel rischio d’impresa.

E allora questa parabola più che mai mostra chi è Gesù e qual è la logica di Dio, illumina il suo stile e ciò che gli sta a cuore, quali sono i motivi per cui gioisce.

Ciascuno di noi può trovarsi nella situazione di perdersi. Ciò che accomuna gli esseri umani è la fragilità, la fallibilità – non la forza, né l’invulnerabilità. Ciò che noi nascondiamo, allontaniamo, condanniamo, esorcizziamo è la ragione per cui il Signore ci viene a cercare, si prende cura di noi e ci ama più di quanto noi vogliamo bene a noi stessi.

La prossima volta che costruiremo un muro, fermiamoci a pensare. Forse nell’occasione successiva potremmo noi ritrovarci dalla parte sbagliata di uno steccato, di un confine, di un limite che qualcun altro ha alzato per escluderci.

Diego Mattei SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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