Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 4 Febbraio 2020

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Il Signore è nei pressi del lago di Tiberiade, una grande folla vuole sentirlo. È una giornata pienissima per Gesù. Tra la gente che si accalca intorno a lui, nella calca di persone, ciascuna forse portatrice di una domanda o di un’attesa, una donna di cui non si dice il nome, che potrebbe essere ciascuno di noi, ne sfiora la veste. È un tocco lieve, eppur così carico di fede e slancio che qualcosa in lei cambia definitivamente. Dove gli sforzi, il denaro, le competenze, il tempo nulla ha potuto, quello sfiorare leggero guarisce, risana e restituisce alla vita.

E poi c’è la storia apparentemente interrotta di una ragazza malata che muore. Il padre si getta ai piedi con sguardo supplice e una richiesta grande come un macigno: “mia figlia è malata, mia figlia sta morendo, Signore tu puoi guarirla, vieni nella mia casa”.

E il Signore entra nella casa che già risuona dei lamenti della morte e del dolore. Entra nella morte, supera l’incredulità di chi pensa sia tutto finito e con un gesto gentile e voce calma dice: “Alzati e cammina” e tutto, ancora una volta cambia. La vita ritorna, l’esistenza riprende il suo corso. Le parole “alzati e cammina” rendono la giovane partecipe della vita del Cristo Risorto. Per chi assiste e poi ricorderà, chissà, forse quell’evento avrà il sapore della resurrezione, perché dove c’è il Signore, la morte non ha l’ultima parola.

A volte può accadere anche a noi di spingere, sollevare, correre e affannarci. Forse è la leggerezza e la fede gentile nell’amore del Signore che ci manca. Anche noi a volte viviamo in affanno o nella convinzione che non ci sia futuro.

Allora abbi coraggio, tocca la veste, alzati e cammina e scoprirai che il Signore è già lì, che ti attende, perché desidera continuare il cammino insieme a te.

Diego Mattei SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato


LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Fanciulla, io ti dico, àlzati!
Dal Vangelo secondo Marco Mc 5, 21-43 In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. Parola del Signore