Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 4 Dicembre 2020

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A volte accade di camminare nel buio, che è anche la nebbia che ci portiamo nel cuore, il disorientamento o la paura, il senso di inadeguatezza o quello di incapacità. Si è come ciechi. Ma Dio, che è “lampada ai nostri passi” ed è “il pastore che ci guida per valli oscure”, è con noi.

Ciò che avviene in questa pagina è il frutto di un cammino e di un dialogo. È un episodio che freme di energia e di slancio, che descrive continui spostamenti. In due versetti ci sono 4 verbi di moto (allontanarsi, seguire, entrare, avvicinarsi), che scandiscono un percorso e le sue tappe. I ciechi camminano con e dietro al Signore.

E lungo questo itinerario si instaura un dialogo fitto, composto di slanci e domande, reciproche, rispettose, piene di fiducia. Parlare con il Signore è il dono che contiene la Grazia di vedere a noi stessi e al mondo con i suoi occhi e la sua sensibilità.

La guarigione della vista è il segno del Regno che viene, nel quale gli zoppi cammineranno, i sordi udranno, i ciechi vedranno e ogni lacrima sarà asciugata. Il racconto che abbiamo tra le mani non è tanto il miracolo della guarigione degli occhi, quanto più profondamente l’annuncio del tempo nuovo che si sta realizzando, che sta facendo il suo ingresso nel mondo e nella storia.

Grazie al Regno che viene, la speranza torna ad abitare i nostri cuori, la nebbia si dirada, perché nello spazio di Dio non contano le nostre capacità, piccole, grandi o eccezionali, ma la Sua presenza che opera ed agisce, solo che si entri in dialogo con Lui.

Nella nebbia di questi giorni appesantiti dalla paura della malattia e dall’angoscia del lockdown e della distanza che si frappone fra noi e le persone che ci sono care, quanto è importante parlare con il Signore di quel che portiamo nel cuore!

Diego Mattei SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato