Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 31 Marzo 2020 – Gv 8, 21-30

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Il Vangelo di Giovanni si può leggere come un processo a Gesù, con accusatori: i giudei (non come etnia o religione, ma come un personaggio collettivo che incarna una logica legata da un modo di concepire Dio e il suo servizio) e difensori: il Padre, lo Spirito… Quello di oggi è un passaggio abbastanza esplicito di tale processo. Finirà con la condanna di Gesù? In questa fase del “dibattimento” i difensori di Gesù sembrano aver la meglio, almeno in coloro che assistono: «molti credettero in lui».

Cosa li ha convinti? Il modo con cui Gesù parla del suo rapporto con il Padre e la testimonianza che ne riceve! La parola di Gesù racconta loro di una relazione appassionata e vitale, al punto che si arriva alla piena sintonia tra i due e non semplicemente perché Gesù esegue ciò che il Padre gli dice, sarebbe troppo poco; ma perché tra loro c’è un cuore solo («non faccio nulla da me stesso» e «parlo come il Padre mi ha insegnato»), una piena e reciproca appartenenza («io Sono»)… immagino coloro che ascoltano e che si dicono ma guarda che bello!. Questa consapevole appartenenza rassicura e stabilizza interiormente e sconfigge la paura così permette di sbilanciarsi, di fare «le cose che sono gradite».

Guarda quanto è forte questa relazione, ne sono un po’ invidioso perché, in realtà, è ciò che vorrei io, per me, per noi: avere qualcuno che mi faccia sentire in piena sintonia con lui, a cui appartenere al punto da poter dare la vita per lui!

In un tempo difficile, in cui tutti (giustamente!) cercano di non ammalarsi e di non far ammalare altri, ci accorgiamo, forse, che questo è troppo poco e che la nostra vita non è fatta semplicemente per essere salvaguardata, riservata, “autosalvata”, ma è fatta per essere spesa, fino ad essere data con pace, perché sappiamo di appartenere a Qualcuno!

Stefano Titta SJ
 


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