Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 31 Agosto 2019

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Brutta fine per colui che ha ricevuto il talento… dopo un inizio promettente! Oggi sembra che il Signore, con questa parabola, voglia dirci: “stai attento a mettere bene a frutto i doni che il Signore ti ha dato, non lamentarti – se ti sembrano pochi – ma datti da fare!”. Il Vangelo di Matteo – che ci insegna il “fare del cuore” – ci presenta spesso questi moniti forti… e chi non ce la fa? Per lui/lei «sarà pianto e stridore di denti»! “Che vuoi?”, direbbe il padrone della parabola, “hai avuto la tua occasione e l’hai sprecata, anzi sotterrata… peggio per te!”.

Qui potrebbe finire il commento… a voi basta così?

A me no! La parabola può essere solo una minacciosa sferzata a fare del proprio meglio? Forse sì, ma anche no. Passiamo a un altro livello di lettura, il primo è forse vero, ma mi pare insufficiente!

Chi è il talento che viene sotterrato? C’è un dono, il più grande, il segno dell’amore divino che l’uomo ha sotterrato! Il Figlio di Dio venuto sulla terra per gli uomini. E cosa ne hanno fatto? Ucciso e sepolto sottoterra! Ma la consegna di questo “talento” a noi, lo spreco di questo dono, è divenuta vita proprio per tutti quelli che “non ce la fanno”, i peccatori.

Ecco una buona notizia: “c’è spazio anche per te che non sei riuscito a mettere a frutto i tuoi talenti! Meriteresti l’inferno, certo! Sei stato pigro e hai coltivato un’immagine di Dio-prestazione-ricompensa, un’idea blasfema del Dio di Gesù Cristo! Eppure io ti do un’altra immagine di me stesso: mio Figlio sulla croce e sottoterra proprio per te! Il talento più prezioso diventa il più sprecato… che effetto ti fa?”.

Questo “padrone” da che parte sta? Allora forse, sì, metteremo a servizio quello che siamo! Siano tanti o pochi i nostri talenti.

Stefano Titta SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25, 14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Parola del Signore