Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 3 Maggio 2020

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Nella mia vita scelgo di fidarmi (o a volte delegare) sempre di qualcuno: pilota dell’aereo, politico, genitore, professore, amica, sacerdote, divinità… Mi fido di loro perché rappresentano per me un modello, una vita “riuscita” o perché in quel determinato campo sono esperti.

In fondo, però, in tutte queste figure cerco una figura “per eccellenza”: un qualcuno che sappia entrare delicatamente nella mia storia non imponendosi, ma proponendosi come presenza rassicurante. «Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore».

Abbiamo estremo bisogno di sentirlo vicino, capace di starci accanto, capace di promuoverci nella nostra unicità, capace di aiutarci a guardare il bello che siamo. «Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome».

Spesso il luogo in cui vivo diventa “recinto”: le mie sicurezze, idee, aspettative, relazioni diventano opprimenti, ma non so come fare. Ho bisogno che colui che è entrato per la porta e mi ha chiamato per nome mi aiuti a uscire. A vivere tutto quello che sono non come una prigione, ma come uno spazio d’amore per me e per gli altri. Voglio nuovi orizzonti! Lui «le conduce fuori».

Quanto è affascinante uscire dal mio recinto, scoprire nuovi mondi, ma… dopo il primo istante, quanta paura di essere inadeguato, di non valere abbastanza, di non contare, di non saper amare, di rimanere solo, ed ecco che posso scoprire inaspettatamente che quell’uomo non mi lascia. Attraverso la Parola e la comunità, posso riconoscerlo presente accompagnandomi, camminando davanti a me: affronterà per primo e i pericoli avvertendomi del rischio del cammino, riconoscerà la bella strada della vita e me la proporrà. «cammina davanti a esse».

Lo posso riconoscere dalla voce: è diversa, tra le mille voci, è per me, è per te, è per ciascuno di noi, è per tutti. A me la libertà di fidarmi, di scegliere Lui, quel Gesù di Nazareth, solo lui…

Loris Piorar SJ


Fonte

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