Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 29 Settembre 2020

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«Signore, come mi conosci?», chiede Natanaele, che da studioso della Torah, forse pensava di sapere tutto di quel messia, di quella promessa di Dio al suo popolo, e invece, di fronte a lui, non sente più di conoscere, ma di essere inspiegabilmente conosciuto. Turbato forse, oppure trepidante di attese già gravide della professione di fede con cui esploderà nei prossimi versi, gli domanda: «Da dove attingi la conoscenza della mia persona?».

Gesù dice di averlo visto, di averlo visto “prima”.

Prima di tutti questi eventi, prima del suo coinvolgimento nella comunità dei dodici, prima che Filippo andasse da lui, lo chiamasse e gli dicesse: «Vieni e vedi! Abbiamo incontrato colui di cui Mosè ha scritto nella legge!». Gesù dice di averlo visto sotto l’albero di fichi, un albero dai frutti buoni, alla cui ombra si poteva trovare riparo. E probabilmente era alla sua ombra che Natanaele si sedeva per studiare ogni iota, ogni verso della scrittura, chiedendosi cosa potesse significare per la sua vita, alimentato dal suo grande desiderio di pienezza, di qualcosa di più grande.

Perciò: «Come mi conosci, Signore?».

«Dal tuo desiderare», risponde Dio. Dal movente profondo delle tue azioni, da quel desiderio che ai suoi occhi ci distingue, da ogni altro scriba, da ogni altro scrutatore della scrittura, da ogni altro cercatore di verità e di vita.

Natanaele si sente conosciuto nelle cose più grandi, e cose più grandi ancora gli vengono promesse: cielo aperto e angeli che salgono e scendono sopra i figli di Dio. Un accompagnamento, una cura e una dedizione costanti del cielo, per ognuno di noi.

Elena Benini


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato