Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 29 Marzo 2020 – Gv 11, 1-45

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Davanti ad un evento senza senso – la morte di un amico, il volto dei personaggi di questa parola, prende ad oscillare. E come immerso nelle acque scosse da una profonda corrente, per un attimo confuso, si mostra diverso, si mostra fragile e scomposto.

Tommaso è Didimo, che significa “gemello”, di un dubbioso. È una figura doppia: un apostolo e un apostata. E con lui, lo sono tutti gli altri. Marta, Maria, la folla: tutti barcollano tra una speranza folle nell’amore di Dio e una rilettura più composta, più misurata, più giocata al ribasso, della sua parola.

La cosa interessante è che Gesù entra nel villaggio sconvolto, nei dondolamenti incerti del nostro cuore, per lasciarli emergere, uno ad uno. Entra perché Marta possa dire a voce alta che crede solo nella resurrezione dell’ultimo giorno e non in quella di ogni giorno, perché Maria possa dire a voce alta che Gesù non c’era nel momento del bisogno, perché la folla potesse dire a voce alta che Gesù non aveva fatto per Lazzaro quello che poteva, quello che aveva fatto per altri.

L’entrata di Gesù è veramente espressa da quel “Vieni fuori!”, e il Vangelo ce lo dice chiaramente: esce il morto, non il vivo. Esce quello nascosto, quello dal volto coperto, e saranno gli altri a liberarlo. Un morto restituito agli altri, riaffidato alle cure degli altri, ridato alla relazione con gli altri proprio in ciò che è più debole e che necessitava di essere tenuto nascosto e rinchiuso. Veramente un uomo rimesso al mondo, veramente resuscitato!

Elena Benini


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