Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 28 Agosto 2020

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Egli è sempre in cammino. Luca racconta il Vangelo di Gesù come un viaggio che ha una meta precisa: Gerusalemme, la città di Dio, ma anche la città della pace! Un “luogo spirituale” più che fisico dove gli essere umani e Dio si possono incontrare e vivere in pace! È il viaggio di Dio che scende, che si fa carne d’uomo perché l’uomo impari a vivere da Dio, in pace!

Gesù è colui che compie questo viaggio per aprirci la possibilità di vivere in pace, cioè di vivere della misericordia del Padre. Il Signore va a cercare tutti, anche i più refrattari, per far loro la sua proposta di mettersi in cammino!

Ci prova anche con i riottosi e difficili suoi concittadini di Nàzaret! All’inizio sembra che qualcosa si muova, una prima accoglienza piena di stupore, una prima apertura di credito… che dura poco, però, e, forse, non poteva essere diversamente. Come può l’uomo che cammina incontrare chi, invece, resta fermo sui suoi pregiudizi, convinto di sapere e capire tutto del mondo e della realtà a partire dalla sua rigida e bloccata posizione?! «Non è costui il figlio di Giuseppe?»

Anche noi facciamo così, quando pretendiamo di sparare giudizi definitivi sulle cose del mondo, sui fatti e, soprattutto, sulle persone. Basti pensare alle posizioni preconcette e ai giudizi “da poltrona” nei confronti di chi si “mette in cammino” suo malgrado per fuggire dalla fame, dagli abusi o dalla guerra: frasi e soprattutto atteggiamenti interiori del tipo “aiutiamoli a casa loro, ci portano il Covid, non ce n’è per noi come potrebbe essercene per loro?” e via elencando, posizioni rigide e definitive, giudizi senza appello.
Non c’è spazio in questi cuori per incontrare Gesù!

Egli, non a caso, propone loro due esempi di persone che si sono messe in cammino: la vedova di Sarèpta che si è lasciata scomodare dal profeta, che, pur senza fare un passo, ha compiuto un vero cammino di fiducia e di accoglienza della parola di Elia. E proprio da questa accoglienza, guarda caso, è venuta vita e pace per lei e per gli altri.
Un lungo viaggio (e non solo fisico!) ha compiuto Naamàn per accettare che la sua guarigione non sarebbe stata frutto di un segno portentoso, ma di un personale cammino di conversione e di cambiamento.

Anch’io mi sento allora interpellato: se desidero che il Signore faccia qualcosa per me, cosa sono disposto a mettere in gioco, in che modo posso mettermi in cammino?
Sul muro di una scuola c’era scritto: «non ti chiedo quanto sei alto, ti chiedo se vuoi crescere!».

Buona giornata!

Stefano Titta SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato