Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 27 Giugno 2020

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Come davanti a ogni guarigione, il nostro ruolo è quello di non lasciarci distrarre dall’evento miracoloso in sé, ma cercare di capire quali sono gli effetti del miracolo sulle persone. Di solito è il miracolo che crea il cambiamento, ma in questo caso è un atteggiamento del centurione che pone le basi per rendere il miracolo particolare. Il centurione dice una cosa molto semplice: i miei soldati mi obbediscono quando comando, quindi sono fiducioso che a un tuo comando la salute del mio servo ritornerà.

La forza del discorso di quest’uomo è che prende un elemento della sua vita e lo mette in dialogo con la sua fede in Gesù. Non è raro invece per noi separare vita e fede creando due mondi separati, ognuno con le sue regole e senza interferenze fra di loro. Negli ambienti religiosi che frequentiamo possiamo parlare con facilità di salvezza, di perdono, di provvidenza, ma una volta usciti assumiamo altre regole, un altro stile di vita, un altro modo di rapportarmi con le persone.

Difficilmente la nostra vita sembra aiutarci capire la nostra fede – e ancora più difficilmente la nostra fede ci aiuta a impostare le priorità delle nostre scelte e un modo di giocarci la vita. Chiediamo al Signore di far dialogare fede e vita in modo che possano arricchirsi a vicenda, e che il muro che le divide possa piano piano venire giù.

Leonardo Vezzani SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato