Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 26 Dicembre 2020

105

Il martirio di Stefano, contemporaneo di Gesù, ci mette davanti alla durezza di ciò che significa amare seguendo il Signore. Una scelta radicale ma libera, scegliere di lasciarsi provocare dalla ricorrenza di oggi o rimanere in superficie.

Oggi Gesù ci ricorda che la scelta è purtroppo radicale per davvero e le sue prime parole ne sono una messa in guardia. Dopo la tenerezza e la pace del giorno di Natale, ci ritroviamo ben presto di fronte parole dure. Ci possiamo chiedere in che cosa ci siamo imbarcati, innamorandoci di Cristo nel giorno della sua nascita? Ora si devono assumere le conseguenze.

La durezza di oggi ci chiama proprio a questo: di fronte a coloro che ci consegneranno ai tribunali, di fronte ai colleghi di lavoro, di fronte ai litigi familiari, alle incomprensioni in una relazione, assumiamo di essere testimoni (sinonimo di martiri) dell’Amore più grande che è Cristo. Il nostro compito tutto sommato finisce lì, essere testimone e perseverare nell’esserlo. Lo Spirito fa il resto.

Pietre Vive (Roma)


Continua a leggere gli altri approfondimenti del giorno sul sito

Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

Articolo precedenteMonastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 26 Dicembre 2020
Articolo successivoSr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 26 Dicembre 2020