Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 24 Marzo 2020 – Gv 5, 1-3. 5-16

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“Vuoi guarire?”
“Eh, ma…”

è quel ma che ci frega. Sono i molti ma della nostra vita, le molte porte che teniamo chiuse. Abbiamo più paura di quello che potrebbe esserci dietro che non di rimanere nella nostra situazione di malati, di perdenti, di eterne vittime. Una situazione che conosciamo bene, sappiamo starci, ci consola e ci giustifica. Ma sono fatto così, ma nessuno mi aiuta, ma c’è sempre qualcuno prima di me, ma non sono capace, ma non me lo merito.

Gesù, ancora una volta, cambia la prospettiva. Ci invita a guardare oltre tutti i ma e a lasciarci amare. E indovinate un po’? Il malato guarisce senza neanche entrare in piscina: ancora una volta non è la piscina – la soluzione che avevamo creduto noi – che ci salva, ma un incontro, peraltro sfuggevole, fatto di un attimo. Quei ma si sgretolano subito perché fatti di niente.

Non c’è nessun ma all’amore del Padre per ciascuno dei propri figli.

Il fatto è che non siamo abituati a tutta questa gratuità, a tutta questa misericordia, eppure è così che si guarisce: accogliendo, riconoscendo che, ogni giorno, siamo già graziati.
Tutto questo avviene in un istante e in mezzo alla folla festosa, che di quel malato non si era neppure accorta.

Avviene un miracolo e i bigotti cosa dicono? Non puoi farlo perché è sabato. Non si interrogano sulla storia che si sta dietro, sono troppo attenti a fare rispettare le prescrizioni, credendo forse che solo la formalità, l’esteriorità siano garanzia di salvezza. Anche il loro è un ma: se proprio ci tieni puoi guarire, ma non di sabato.
C’è ancora molta strada da fare, per questi cuori induriti.

Francesca Carraro


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