Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 24 Luglio 2020

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Sii terreno fertile. Sii terreno buono. Mettiti in ascolto, lascia che la mia parola entri e porti frutto. È unʼimmagine semplice, ma potente.

Da una parte cʼè lui, il seminatore, che instancabile esce a seminare. Dallʼaltra ci siamo noi. Che siamo a volte terreno arido, a volte sassoso, a volte pieno di rovi. Cʼè molto lavoro, dietro ai solchi di un terreno che è pronto per raccogliere i semi: lavoro per tenerlo pulito dalle erbacce che continuano a crescere e che minacciano lʼerba buona che gli cresce a fianco; lavoro per togliere i sassi, fare spazio, lavoro per arare, per irrigare, per liberarlo dai rovi che lo rendono inospitale, incapace di essere fecondo. È un lavoro quotidiano, costante, fatto di piccoli gesti.

E poi cʼè la misura della rendita. Quante volte sentiamo questa necessità di quantificare, misurare, confrontare i nostri “investimenti”: di studio, di lavoro, di relazioni. Ma non è questa la logica del buon seminatore: perché non ha importanza che il terreno dia cento, sessanta, trenta o due. Né, forse, siamo in grado di dire quanto e quando sarà il nostro frutto. Non importa. La buona notizia è che se il terreno è curato e libero, il seme cadrà e porterà frutto.

Francesca Carraro


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato