Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 23 Marzo 2021

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L’occasione che la scena narrata oggi da Giovanni mi offre è troppo ghiotta per non leggere in essa le mie reazioni all’annuncio di libertà che oggi Gesù mi rivolge. Mi viene facile contemplare la scena e ascoltare le parole di Gesù stando in quel gruppo indefinito, tra le file di quel generico “loro”.

«Mi cercherete ma morirete nel vostro peccato», «dove vado io, voi non potete venire», «io sono di lassù, voi di quaggiù». Ma chi crede di essere questo Nazareno?
È davvero difficile stare ad ascoltare qualcuno che mi riporta alle mie mancanze, alle mie incoerenze. Ma in fin dei conti non è molto diverso da quello che spesso mi capita di fare da solo con me stesso, rimproverandomi da solo. Il problema nasce, invece, quando qualcuno mi riporta a quegli inciampi per dirmi che non dicono tutto del mio cammino, che certamente non ne indicano la meta.

Tra il vociare di quella folla nel tempio accolgo questo annuncio, oggi: credere in Gesù significa togliere al peccato la possibilità di dire di me la parola definitiva. Credere in Gesù significa cercare nello spreco d’amore della croce le coordinate del Padre. Senza queste coordinate, la mia ricerca potrebbe essere inutile.

Oggi posso scegliere di fare diverse cose: unirmi ai farisei e lapidarmi per le colpe che ho davanti; unirmi agli altri giudei e lapidare Gesù che mi propone una parola e un modo d’essere nuovi; oppure ritornare al centro dell’annuncio, alla Parola di oggi, e accoglierla proprio per ciò che ci dice, perchè “molte cose ha da dire di noi”.

Matteo Palma


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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