Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 23 Aprile 2022

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Gli apostoli faticano a credere. Sperimentano la distruzione del dubbio che s’insinua, serpeggia, avvelena la relazione con Gesù, inficia le parole di coloro che testimoniano l’incontro con il Vivente. Gli apostoli lo credono morto. Sono alla deriva nell’oceano immenso del lutto, dell’assenza senza ritorno.

Ciononostante Gesù rilancia: prima a Maria di Màgdala, poi ad altri due discepoli, infine appare anche agli Undici; ricostruisce la comunità disgregata dall’incredulità. E non si ferma qui, continua ad alzare l’asticella della bellezza in gioco: manda gli Undici in tutto il mondo perché testimonino ad altre e ad altri ciò che hanno vissuto. Loro che hanno dubitato e hanno navigato nel dolore della morte disperata possono annunciare. È un meraviglioso umano paradosso: dopo aver toccato con la loro carne affaticata il vuoto, possono pronunciare una parola piena.

Il dubbio, la disperazione, la ferita, l’angoscia, il silenzio tormentato – non ricercati, non vissuti in un’esaltazione sterile del dolore – che mi abitano o addirittura mi affollano sono un peso, eppure possono essere trasformati in un’opportunità di incontro e di credibilità. Se mi prendo cura degli spigoli che rendono impervia la mia esistenza, quegli angoli aguzzi possono diventare stanze dove ospitare le umanità che incontro.

Carmine Carano SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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