Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 20 Novembre 2019

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L’escatologia non riguarda apocalissi a venire, getta piuttosto uno sguardo sul presente, lo riempie di trepidante attesa, di una ricerca sempre nuova dell’oggi di Dio. È quanto Gesù prova a spiegare a chi lo segue a Gerusalemme e si aspetta l’instaurazione del Regno di Dio.

Imparare a vivere l’attesa del ritorno di Cristo è stato uno degli assilli e degli scandali che i primi cristiani hanno vissuto con certa ansia. Gesù in risposta a tale angoscia, proprio mentre si accinge a entrare a Gerusalemme per vivere la sua passione e morte, invita a cogliere l’attimo, il momento opportuno in cui spendersi per il Regno, piuttosto che aspettarlo passivamente.

La moneta che mi viene consegnata (sia una, siano dieci) non è la misura del mio valore: ciò che misura la mia attesa è l’atteggiamento interiore, la conseguente capacità di stare nel mondo da cristiani con la creatività che richiede il tempo che vivo.

Cristo è ieri, oggi, domani: posso aspettare il domani di Cristo se ne vivo anche il presente ringraziando per ciò che è stato e consegnandolo alla sua misericordia. L’attesa paziente di Dio che viene, sempre viene, e verrà una volta per tutte definitivamente, da senso e plasma il mio presente. O così dovrebbe essere.

Michele Papaluca SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19, 11-28
 
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
 
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
 
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
 
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
 
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
 
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore