Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 20 Luglio 2020

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Volere e non potere. È la situazione di scribi e farisei, che vogliono ma non possono. E vogliono ma non possono perché chiedono male. Non sanno volere. Non sanno leggere dentro se stessi. Si può incontrare il Signore e sprecare la preziosità di tale incontro, e tutto perché non ci si conosce, si sbaglia di segno quanto si desidera veramente. E non conoscendo se stessi, scribi e farisei mostrano anche di non conoscere Dio, che per loro è il Dio dei segni, della manifesta potenza.

Ma i segni del Dio di Gesù, del Dio che è Gesù, sono contro-segni, segni di contraddizione. Un unico segno indica Gesù-Dio: la croce, la Passione. Prima di chiedere ai suoi di “rinnegare se stessi e prendere la propria croce e seguirlo”, Gesù ha, in certo modo, rinnegato se stesso, detto no alla sua divinità, e ce l’ha mostrata nell’abbassamento più radicale, nell’annichilimento, nel suo contrario. Contrario almeno rispetto ai nostri canoni.

Ma Gesù non è contrario a se stesso, è fedele a Ciò e a Chi è. Gesù accoglie fino in fondo le conseguenze del suo proprio modo di essere Figlio di Dio. Dal segno della Passione e della Croce, ancora oggi Gesù invita a saper guardare a Colui che hanno trafitto, come gli ebrei hanno saputo guardare il serpente nel deserto e sono stati salvati. E trafitti a nostra volta da questa santa vista possiamo accogliere questo amore traboccante e cambiare ciò che in noi non è vita.

Michele Papaluca SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato