Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 2 Luglio 2020

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Senza possibilità di muovermi, la vita sembra trattarmi come un ospite sgradito. Nessun senso, nessuna pietà, nessuna possibilità di raggiungere e esaudire i miei desideri. Mi trasportano tra una folla che mi vede con curiosità e un po’ di ribrezzo, alcuni con una pietà che ringrazia di non essere al mio posto. Ecco l’uomo, il Santo da cui i miei amici hanno voluto portarmi, l’ultima nuova medicina del momento.

Ma quest’uomo non mi dà nessuna ricetta. Mi dice solo: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Ed è la prima volta che qualcuno mi parla così: i miei occhi delusi, che non l’avevano neanche guardato bene, trovano il suo sguardo. Quest’uomo ha visto tutto di me, sa i miei pensieri meschini, sa che mi sono arreso, sa che mi vergogno di stare qui davanti a lui in queste condizioni. Ma mi guarda lo stesso negli occhi, lì dove sa di trovarmi, e non fa quasi caso alle mie condizioni. Mi chiama “figlio”, con affetto. Mi dice: «Coraggio, il passato è passato. Coraggio, fai di nuovo battere il cuore. Coraggio, fidati di nuovo della vita. Coraggio, guarda quanta grazia è intorno a te anche adesso».

È solo dopo che mi sono alzato sulle mie gambe e ho festeggiato il mio ritorno tra i vivi che ricordo quello sguardo. Nel ringraziarlo di avermi ridato la possibilità di vivere e camminare mi ricordo della sua prima frase, del suo primo sguardo. E guardando indietro vedo che la grazia era già presente nella mia vita: nei miei amici, che mi avevano trasportato da lui mentre io avevo perso ogni speranza, nella loro fede incrollabile che aveva attirato il suo sguardo su di me, nella loro carità, che li aveva spinti a pregare l’uomo dei miracoli non per loro e i loro problemi, ma per un’altra persona, per un amico. E così, guardando indietro e riconoscendo finalmente la grazia, rin-grazio.

Gloria Ruvolo


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato