Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 18 Dicembre 2020

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Cos’è più fragile di un fidanzamento? Cosa più inconsistente di un sogno? E poi “le donne”: mobili – dicono – qual piuma al vento, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate… Meglio lasciar stare!

Davvero siamo al cospetto di un Signore coraggioso. Il mistero di un Dio che sceglie di dirci il suo amore passando attraverso situazioni apparentemente tra le più fragili, le più deboli. L’onnipotente sceglie di passare attraverso la porta stretta della nostra libertà. Sembra che il Signore ami stupirci, dall’inizio alla fine. Perchè l’amore è così, sempre un po’ folle, sorprendente, radicalmente libero.

Giuseppe si lascia spiazzare dal sogno di Dio. Quello che sta crescendo nell’intimità è il dono più prezioso: il bambino che ci salverà. La salvezza di tutto passerà dal figlio di Maria. Giuseppe è invitato a non temere. È chiamato a contribuire con la sua cura concreta e con il suo sì paterno: sarà lui a chiamare “Gesù” (che significa “Dio salva!”) il bambino che viene.

Sono chiamato anch’io ad accogliere la vita lì dove sta già crescendo. Proprio lì dove ho paura. Paura a fare, paura a dire, paura a lasciarmi spiazzare. Se l’onnipotente nell’amore è con noi, forse possiamo vivere il suo sogno. Accogliere la vita ad occhi aperti.

Matteo Suffritti SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato