Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 17 Maggio 2021

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500 anni, tra 3 giorni: che emozione! Stiamo per festeggiare il ferimento di sant’Ignazio a Pamplona, 500 anni fa. Festeggiare un ferimento, siamo matti? Abbiamo, invece, una ragione valida. Sappiamo che senza quella palla di bombarda non ci sarebbero né CVX, né MEG, né la Rete Loyola, né Get Up and Walk…
C’è di più. La nostra fede passa per quella ferita.
Che cosa è successo?

Conoscevamo molte cose di Gesù. Avevamo sentito parlare della sua bontà verso tutti, delle sua compassione, dei suoi comandamenti. Lo conoscevamo, per così dire, dall’esterno, fino a quando siamo stati feriti. Ci siamo scoperti deboli. Come Ignazio, che non sapeva se e quando avrebbe potuto di nuovo tornare in sella, a combattere, a dimostrare la sua lealtà e il suo valore.

Ci siamo scoperti deboli, come i primi discepoli, che erano sicuri di stare accanto a Gesù sino alla fine, e, invece, lo hanno lasciato solo. Non è affatto facile scoprirsi deboli. Scatta un senso di delusione, di amarezza, di vuoto.

Eppure la fede deve fare i conti con questa realtà. Può perdersi, perché ci sentiamo abbandonati, magari giustamente abbandonati, perché è quello che abbiamo fatto prima noi. Può anche rafforzarsi. Dopo del tempo, dopo tanto sbattere la testa contro il muro, avvertiamo che il Signore ci conosce, sa tutto, non si scandalizza dei nostri errori, o del nostro errare. Al contrario, ci dà pace.

Allora tutto prende senso. Ciò che sapevamo appare vero. La bontà di Gesù verso tutti. Lo credo, se tratta con bontà una persona ingrata come me. La sua compassione, ne ho la prova: egli mi dà pace. I suoi comandamenti sono tanti, ma ora ne sento uno: “abbiate coraggio”.

E allora quel coraggio, che Gesù ci chiede e, insieme, ci dà, prendiamolo tra le mani. Egli ha vinto il mondo. Vinciamo anche noi insieme a lui.

Stefano Corticelli SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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