Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 17 Luglio 2021

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Di notte, nei tempi antichi, l’uomo passava lungo tempo ad osservare il cielo. Univa con delle linee le stelle, spiava il movimento di figure leggendarie, traeva indicazioni per l’avvenire. Cercava, fra tutte, la sua stella, quella nata insieme a lui.

Oggi che cosa rimane di quella credenza, per cui il nome di ognuno è scritto nel cielo?

La convinzione profonda di essere nati con uno scopo e un’identità propria e singolare si trova spesso frantumata. Da una parte, vi è il dubbio su chi siamo veramente. Siamo speciali oppure uguali a tutti gli altri? Non ci troviamo forse a ripetere gli stessi gesti, in modo inconsapevole? Dall’altra, vi è il sogno di conquistarci la fama con le nostre forze. Dobbiamo diventare qualcuno. Scrivere il nostro nome nel cielo.

Oggi abbiamo perso il riferimento alle stelle, ma possiamo fissare lo sguardo su Gesù. Nei vangeli, Gesù appare sicuro della sua identità. Sa di essere scelto e amato. Questa certezza lo rende libero. Gesù non deve fare nulla per dimostrare chi è, non alza la voce, si mette a fianco degli altri uomini e donne, ne ascolta i bisogni e li serve.

A differenza della persona insicura di sé, Gesù appare a suo agio con ogni forma di fragilità, non tende a sopprimerla, ma piuttosto a sostenerla. Gesù, amato dal Padre, è inviato a ciascuno di noi perché impari ad accogliere tutto ciò che è.

Stefano Corticelli SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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