Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 16 Aprile 2020

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È possibile contemplare o meditare sulla figura di un Risorto? Difficile, perché la nostra esperienza comune non ci aiuta, complicato perché l’evento della Risurrezione di Gesù buca la storia e ci offre un anticipo di quello che sarà anche per noi. La Parola ci dà una testimonianza, ci invita a guardare Gesù e a desiderare di seguirlo fino alla fine non solo della nostra vita terrena, ma del suo viaggio di Pastore-Capo che ci porta ai bianchi pascoli del Padre.

Come è possibile far fede a questa Parola? Gesù mostra ai discepoli quello che resterà anche di noi, dopo il nostro passaggio (la nostra pasqua): mani rugose, piedi consumati, pasti fraterni. Resta la nostra storia che noi facciamo con le nostre azioni (mani) le nostre scelte (piedi, le direzioni che diamo alla nostra vita) e ciò di cui ci siamo alimentati (cibo, condivisione, affetti, legami affettivi).

Gesù Risorto è Gesù perché porta i segni della croce, perché continua a mangiare con i suoi amici. Quanto realista e concreta è la nostra fede! Sant’Ignazio negli Esercizi spirituali, nella settimana della Risurrezione, dice a chi fa gli Esercizi di chiedere come grazia della preghiera: «di rallegrarmi e godere intensamente per la grande gloria e gioia di Cristo Nostro Signore» Anche noi siamo invitati a farlo, lasciando che Gesù «apra la nostra mente per comprendere le Scritture». La vita è un dono che comincia e non avrà fine. La Risurrezione è quella stessa vita portata allo splendore dell’amore, della bellezza e dello splendore.

Andrea Piccolo SJ


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