Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 15 Maggio 2020

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Ma si può comandare di amare? Ciò che sembra essere più profondamente radicato come scelta personale, di libertà, Gesù sembra imporlo. In realtà, questo comandamento si comprende all’interno della dinamica tralci-vite, che Gesù ha da poco illustrato. Non puoi non amare, se dimori in lui che è l’Amore. E allora il comandamento è semplicemente il modo di vivere la vita in Cristo.

Perché quella vita vera innestata in lui ci fa amici, non più servi; ci fa conoscitori del progetto del Padre, di un amore che giunge a dare la vita per chi si ama. Quella vita vera radicata nell’amore prende origine dal fatto che quei discepoli che stanno ascoltando queste parole di Gesù sono stati da lui scelti: sono soggetti passivi di un atto di amore e di assoluta libertà da parte di Dio, che li rende capaci di andare e portare frutto.

Non è un caso che all’inizio e alla fine venga ripetuto l’invito – meglio, il comando – ad amarsi gli uni gli altri. Quello è il segno che si sta dimorando in Cristo. Tutto il resto è una conseguenza. Questo – ovviamente – dà anche la misura della riconoscibilità della comunità cristiana, se è veramente anche oggi radicata in Cristo… prima dei grandi documenti, proclami, progetti, a monte sta sempre la domanda sull’amore: esso diventa la condizione necessaria della comunità dei discepoli di Cristo perché possa portare veramente frutto.

Lino Dan SJ


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