Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 12 Ottobre 2021

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Essere molto preoccupati delle apparenze non è cosa solo del mondo di oggi: anche il mondo di Gesù, seppure in maniera diversa, aveva i suoi schemi per sancire cosa era puro e cosa no. Chi poteva stare dentro, chi no. I rituali di purezza nell’antico Israele, e nelle società arcaiche, avevano proprio questo scopo: sancire limiti sociali che nel loro senso profondo e religioso dovevano essere riflesso di un’attitudine interiore.

Se sono puro, lo sono dentro, e non perché faccio qualcosa di esterno. Sono puro perché di fronte a Dio mi pongo con autenticità e con il rituale desidero manifestare questo, non viceversa. Non è il rituale che mi rende puro.

Gesù dà una risposta dura al fariseo, invitandolo a non essere troppo preoccupato dell’esterno, ossia di rendere pulita e bella l’apparenza esteriore, di rispettare certe convenzioni sociali e culturali, ma preoccuparsi davvero di cosa c’è nel profondo del suo cuore, di ciò che si porta dentro. Certo, perché alla fine, dietro a tutti i rituali esteriori, dietro a un’apparenza di perfezione, si può nascondere molta miseria.

E oggi, allora, so che non è per quanto bello, perfetto e realizzato appaio che sono davvero una bella persona, realizzata o buona. Gesù mi invita a pormi con verità di fronte a me stesso e a Dio, a dare in elemosina ciò che ho di più vero e buono nel cuore, a curare davvero chi sono, perché l’esterno non sia apparenza, ma riflesso di una vera bellezza.

Daniele Ferron SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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