Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 10 Maggio 2022

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«Quanto ci terrai ancora in sospeso? Se sei il Cristo, dillo chiaro».
Ho sete di te, Signore, non nascondermi il tuo volto. Ho pregustato il tuo Amore, Signore: torna, torna e dammi ancora i frutti della tua presenza. Voglio seguirti Signore, ma non lasciarmi in sospeso! Dimmi dove sei, dimmi cosa vuoi, dimmi qual è il bene per me ed io ti verrò dietro. Non lasciarmi in questo equilibrio fragile, a metà fra assenza e presenza, fra esperienza e dubbio!

È la stessa danza del Cantico dei Cantici, la stessa tensione che attraversa per intero la storia della salvezza fino a ciascuno di noi: questo perdersi e ritrovarsi, questo cercarti ed essere cercati, questo desiderarti e dimenticarti.

Perché? Perché il Signore non interrompe quello che ci sembra solo un inutile girovagare e non viene a spiegarci per filo e per segno il suo progetto di Salvezza? Perché a volte ci ama in maniera tanto discreta da non farsi riconoscere? Perché da risorto non si è manifestato a tutti? Perché non viene a mettere la sua ultima parola di bene su tutte le croci, su tutte le ferite aperte? Forse è davvero il Dio dell’Assurdo…

Forse non vuole la nostra obbedienza riconoscente ma il nostro amore libero, e per farsi incontrare preferisce affidarsi alla debolezza della nostra testimonianza piuttosto che alla forza di suoi trionfi incontrovertibili.

Oppure, come risponde Gesù, abbiamo già avuto tutte le risposte che chiediamo eppure non ce ne rendiamo conto. Molti segni ci testimoniano Cristo, ma senza l’intimità che viene dall’andare dietro a lui rischiamo di scambiarli per altro, di non riconoscerlo. Ecco il paradosso. Vorremmo sempre prima avere la sicurezza di aver trovato il Cristo giusto e solo dopo metterci a seguirlo; a volte però ci sarà prima da seguirlo, con la fiducia che in lui non può accaderci nulla di male, e solo dopo – da dentro il gregge – potremo riconoscere la sua voce.

Harambet


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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