Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 1 Marzo 2020

Tendiamo ad immaginare, a sognare una vita come una linea retta, leggermente in salita. Eppure, la vita di Gesù, ed anche la nostra, sembra molto diversa. Molto più simile ad una lotta: una parte di me gioca a mio favore e una parte la contrasta. Una parte di me, quella a mio favore, vive dei doni ricevuti, dell’essere me stesso, cercando di donare, servire, condividere la vita con gli altri; l’altra parte di me fa dell’avere, l’apparire e il potere, la logica con cui vivere.

Queste due parti non sono distanti; si tratta di riconoscerle. Si tratta di capire quale di essa è essenziale e quale può aiutare, quale è fine e quale è mezzo. Non facile da riconoscere per noi e per Gesù. C’è bisogno di fermarsi, di silenzio per ascoltare una Parola che vada al cuore delle cose e mi aiuti a discernere.

Nel deserto Gesù sente il fascino del pane, dell’avere, ma riconosce che quello che ha non può essere l’assoluto: è un aiuto, al quale si può rinunciare. Quello che ha in realtà lo ha ricevuto, da Dio in sé stesso, attraverso gli altri.

Viene poi suggestionato dalla possibilità di apparire: che spettacolo sarebbe, potrebbe dire immediatamente a sé stesso! Ma riconosce che si può apparire, cioè mostrare, solo ciò che si è. Altrimenti tutto è vuoto: l’essenziale essere viene schiacciato da ciò che potrebbe essere importante, l’apparire.

Ma non basta, nel fondo ciò che sembra contare è potere sugli altri: in fin dei conti se sei una persona buona… perché no! Gesù si accorge anche lì del grande rischio, quello che potrebbe essere un mezzo, il potere, diventa fine! … e si perderebbe il senso del suo potere che è servire.

Loris Piorar SJ

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