Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 1 Aprile 2022

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Galilea e Giudea, due posti dove Gesù si sposta a seconda delle circostanze che vive e in questo caso, dei pericoli che corre. Ma sono anche due ambiti della vita dove la nostra dimensione cristica, la nostra pienezza di vita, si vela e si rivela. In alcune situazioni viene fuori il bello che siamo, mentre in altre tratteniamo la nostra capacità di amare. Ci sono dimensioni della vita dove sappiamo essere umani fino in fondo e ci sono dimensioni in cui facciamo fatica a ritrovare la nostra umanità. In questo gioco di chiaroscuri si disegna la nostra esistenza ed è in questo scambio tra luci e ombre che scopriamo in controluce la nostra origine divina.

E poi, anche a noi come a Gesù capita di tanto in tanto una festa delle Capanne, ovvero una situazione dove proprio non possiamo non venire allo scoperto per quello che siamo, pur rischiando di tasca nostra. Sono tutte quelle situazioni in cui ci accorgiamo che siamo a disposti a pagare di persona o addirittura a dare la vita per qualcosa o qualcuno che vale. E in quel giocarci fino in fondo ci viene da dire: “questo sono proprio io!”.

Il riconoscimento di noi stessi avviene come riconoscimento di essere inviati, ovvero come presa di coscienza del fatto che siamo venuti al mondo con una missione speciale: quella di arricchire il mondo con la nostra singolarità. Ciò che tu sei non lo decidi tu, ma tu puoi decidere come spenderti per quello che sei. È quando finalmente doniamo questa singolarità personalissima al mondo che la nostra vita può dirsi compiuta.

Flavio Emanuele Bottaro SJ


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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