Gesuiti – Commento al Vangelo del 29 Ottobre 2018

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Il peccato è un legaccio che ci impedisce di camminare. È un peso che ci schiaccia verso il basso e ci ruba la dignità. Quando il male entra nella nostra esistenza, il nostro sguardo si allontana dall’orizzonte. Smettiamo di vivere e ci accontentiamo di sopravvivere! A volte questa sofferenza è così grande, da divenire visibile nella nostra carne.

A volte, facciamo esperienza di morte, proprio in quei luoghi in cui dovremmo ricevere vita. La nostra famiglia, i nostri affetti, il tempio. Quando si passa dalla relazione al legame, la vita viene ad essere compressa e limitata nella sua potenzialità. Ecco, allora, che l’amore può divenire un dovere o, peggio ancora, un lavoro. E così persino la salvezza è sottoposta ad orari di chiusura e di apertura.

Il Signore è venuto a sciogliere queste catene e a restituirci la dignità di figli amati. Il segno della sua presenza nella nostra storia, si rivela in due atteggiamenti: la posizione eretta con cui affrontiamo il nostro cammino; la capacità di vedere la bellezza del creato e di lodare Dio per questo.

Ipocriti siamo tutti noi, ogni qual volta, poniamo dei limiti al suo amore. Mettiamo a tacere tutte quelle voci, dentro e fuori di noi, che ci spingono a rimandare il nostro incontro con Lui, il Signore della Vita!

Maria Pia S.

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

  • Quale legaccio vuoi affidare al Signore?

  • Quando ti sei sentito liberato dal Signore?

  • Quale voce ti allontana dalla grazia di Dio e ti impedisce di ricevere e ridonare il Suo amore?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

[box type=”info” align=”” class=”” width=””]Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato secondo il metodo della spiritualità ignaziana, disponibile anche tramite la loro newsletter quotidiana.[/box]

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 13, 10-17
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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