Gesuiti – Commento al Vangelo del 24 Dicembre 2018

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Zaccaria è a un punto di svolta nella sua vita. Alla vista del figlio appena nato, qualcosa cambia dentro di sé e le persone intorno a lui se ne accorgono. C’è un’intima connessione tra ciò che viviamo interiormente e ciò che si vede dal di fuori. Zaccaria non solo ricomincia a parlare, la sua lingua si scioglie in una benedizione che origina dalla rilettura della sua storia. Cioè la sua storia diventa occasione per benedire Dio qui, adesso.

Quell’evento, contemplato nel silenzio del suo mutismo, è come una torcia che accendendosi, inaspettatamente illumina con luce nuova la memoria di Zaccaria. Ora scorge nuove connessioni, prima non visibili: scompare lo sguardo cupo, privo di speranza, rassegnato. Al suo posto, uno sguardo luminoso, aperto, riconoscente. Eppure la sua storia è sempre la stessa: è cambiato “solo” il modo di guardarla. E dalla sua bocca esce una benedizione perché adesso, nell’istante presente, Zaccaria vede custodita tutta l’intera storia, sua e del popolo di Israele, passato e futuro insieme: ora il presente può essere goduto come tempo della pienezza. E il gusto riaffiora.

Ogni evento che ci capita – per quanto bello o drammatico – può essere occasione per ricontattare la nostra storia con rinnovato stupore. Ma non basta. Ci sono voluti nove mesi di contemplazione silenziosa perché Zaccaria riconoscesse il compimento della promessa. Durante quel tempo, il silenzio ha purificato le sue false aspettative e gli ha rivelato il suo desiderio più profondo. Perché non è scontato che conosciamo ciò che realmente vogliamo. Da quel momento, Zaccaria sarà un sacerdote diverso per il suo popolo. Il nostro rinnovato stare al mondo diventa benedizione, per me, per gli altri, per tutti.

Flavio Emanuele Bottaro SJ

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

  • In quali momenti della tua vita la tua lingua si è sciolta in una benedizione?
  • In questo istante, il tuo cuore è aperto alla benedizione o è chiuso nel mutismo?
  • Sai davvero ciò che stai desiderando?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

[box type=”info” align=”” class=”” width=””]Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato secondo il metodo della spiritualità ignaziana, disponibile anche tramite la loro newsletter quotidiana.[/box]

LEGGI IL VANGELO

Lc 1, 67-79
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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