Gesuiti – Commento al Vangelo del 20 Aprile 2019

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Il sabato santo è il giorno della sospensione. I discepoli prendono contatto con la propria solitudine. Il loro maestro non c’è più. Con lui se ne è andata anche la possibilità di pensare l’esistenza umana in modo nuovo. L’unico slancio trepidante è qui …

Il sabato santo è il giorno della sospensione. I discepoli prendono contatto con la propria solitudine. Il loro maestro non c’è più. Con lui se ne è andata anche la possibilità di pensare l’esistenza umana in modo nuovo. L’unico slancio trepidante è quello delle donne che attendono il giorno dopo per imbalsamare il suo corpo e sigillarlo definitivamente nella non-vita.

Il sabato santo avviene ogni volta in cui succede qualcosa che ti cambia la vita e interiormente non hai categorie per accogliere la nuova realtà. Tutte le aspettative si sono già infrante. Tutti gli schemi rassicuranti sono già crollati. Rimangono solo le macerie, e un silenzio pieno di vuoto, riempie l’animo. Non sai cosa fare, non sai come abitare quella nuova realtà che però è già iniziata. Brucia il pensiero che nulla non sarà più come prima.

Il sabato santo è un momento necessario. Ti mette in contatto con le parti più remote di te. Ti costringe a scendere in quelle parti di te che non sei abituato ad abitare. Si riattivano le ferite che pensavi di aver superato. È una sensazione scomoda e fastidiosa, anche perché sai che non sei finito lì per caso. Sai che prima o poi sarebbe successo. Come se fossi stato chiamato a essere lì, a presentarti a questo appuntamento.

Puoi starci a occhi chiusi, rifiutandoti ostinatamente di guardare. Piangi su di te nella disperazione e ti lamenti che sia successo proprio a te. Così il pianto prolunga l’agonia del sabato santo, quasi che tu voglia dimostrare a Dio la sua impotenza nel volere per te una vita felice: “È questa la promessa che mi avevi fatto?”.

Oppure, puoi incominciare ad aprire gli occhi per scorgere, seppur in modo fievole, un barlume di vita pura che sorprendentemente ti appartiene. E che sei stato portato lì per accorgerti che finalmente ora puoi usare quell’energia vitale. Perché nel sabato santo non sei morto tu, si è frantumato il tuo ego, quella parte di te che ti impediva di vivere una vita piena. E allora la morte comincia ad avere il sapore di una salvezza…

Flavio Emanuele Bottaro SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato