fra Mario Berišić – Commento al Vangelo del 9 Novembre 2019

421

Abbiamo una scena molto nota a noi. A posto della purificazione del tempio ci focalizziamo spesso sulla ira di Gesù che con la frusta scaccia tutti quelli che vendevano e cambiavano monete “impure” e anche i loro animali.

Proviamo immaginarci la scena, Gesù entra a pregare, entra per preparare il proprio corpo e propria anima per quello che dovrà vivere, entra per offrire se stesso a Padre come unico e vero sacrificio capace di togliere i peccati di tutti, e a posto di un clima di preghiera trova una massa di gente che grida l’uno all’altro per accordare il prezzo degli animali che dovranno essere sacrificati. La casa di Dio è diventata mercato, è diventata il luogo degli affari, una banca centrale.

È possibile soddisfare Dio con un animale? È possibile comprare la misericordia di Dio? Il problema forse più grosso è che, questa gente ha davanti a se uno che dona propria vita per salvare tutti, dunque non c’è bisogno di comprare animale più bello che alla fine non può rimediare. Solo Gesù è capace di togliere i peccati del mondo, solo lui è vero Agnello immolato, che il Padre sacrifica per noi. Lo fa non soltanto per togliere i nostri peccati ma anche per dirci qualcosa di più: “Vi amo così tanto e sino alla fine, senza chiedere in contraccambio nulla.”

Ma anche noi molte volte entriamo in un rapporto con Dio troppo commerciale. Pensiamo che possiamo comprare il perdono, l’amore di Dio con qualche opera buona, con una preghiera o qualche digiuno. Noi oggi, forse non facciamo nelle nostre chiese mercato materiale, ma quello spirituale, che purtroppo è peggiore. Se uno ha un rapporto così con Dio, ciò che Gesù proverà di fare è cambiare per forza il suo sguardo con varie prove che vengono come una frusta per nostra anima, di purificare anche il nostri tempio dalle cose che sembrano buone ma in realtà sono profane, per farci capire che Lui non si può comprare se non con una cosa sola, accettare il suo amore incondizionato

Commento a cura di fra Mario e fra Marin Berišić OFMCap

Parlava del tempio del suo corpo.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2, 13-22
 
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
 
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore