fra Mario Berišić – Commento al Vangelo del 7 Novembre 2019

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Dopo che Gesù ha dato le condizioni necessarie per seguirlo, cioè di mettere Dio al primo posto e non fare idolatria di niente e nessuno di prendere la propria croce e di rinnegare se stessi, vediamo chi ha il coraggio di avvicinarsi a Lui per ascoltarlo e non rifiutarlo. Sono proprio i pubblicani e i peccatori quelli che non si spaventano della difficile richiesta di Gesù, perché si sentono accolti dal suo amore e ritrovati come quella pecora smarrita e quella dracma perduta.

È in Gesù che loro vedono il vero volto di Dio, vero amore che è paterno (pastore che cerca pecorella smarrita), ma anche materno (donna che cerca la dracma), un amore che, mentre manifesta la forza di un pastore che deve scavare le montagne per cercare ciò che ha perso, in stesso momento è un amore tenero che cerca con la cura di una donna. Allora è logico che chi si scopre perso nella vita, nel stesso momento accoglie di essere ritrovato con questo amore di un Dio paterno- materno, di un Dio che non spezza le gambe alla propria pecorella che si è persa (come lo facevano i pastori di quel tempo), ma addirittura la mette sulle sue spalle e la porta alla festa preparata per lei.

Ma quanto è liberante sapere che abbiamo un Dio così, un Dio che perde nella morte proprio Figlio per ritrovare noi. Il valore di una cosa si rivela nella sua perdita e invece il nostro valore si rivela nella morte stessa di Dio, che doveva perdersi qua sulla terra per ritrovarci. Non ci commuove questa verità? Gesù ci sottolinea che Dio va in cerca di una pecora e lascia quelle novantanove che non hanno bisogno di conversione. Con questo ci dice quanto ognuno di noi vale nei suoi occhi, e quanto si sforza per farci capire che il suo amore non è per i giusti ma per i bisognosi.

Gesù sottolinea che in realtà la pecora non si converte ma viene trovata, come anche la dracma che non tornerà da sé nel borsellino – per dirci che la conversione non è un nostro sforzo per ritornare a Dio, ma piuttosto consiste nel accogliere l’iniziativa di quel amore paterno- materno, con qui Dio ci cerca mentre siamo intrappolati nel cespuglio del peccato o coperti dalla polvere del peccato.

Fra Mario Berišić

Commento a cura di fra Mario e fra Marin Berišić OFMCap

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15, 1-10
 
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Parola del Signore