fra Mario Berišić – Commento al Vangelo del 4 Settembre 2020

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Tutte le pratiche religiose, compreso anche il digiuno, sono imparagonabili con una vita che si apre a Dio. Il digiuno non deve essere visto come una finalità assoluta, non bisogna farlo mai pensando che dopo siamo a posto, stessa cosa vale per tutte le pratiche religiose. Infatti, i farisei e gli scribi del vangelo vedono se stessi e i discepoli di Giovanni che fanno digiuno, ma non capiscono che domandando Gesù questa cosa, domandano Dio che sta di fronte a loro: «Perché noi e farisei digiuniamo molte volte a settimana, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»

La religione diventa tragica quando è fine a se stessa, ti chiude gli occhi, le orecchie e non sei più capace ad accogliere la novità che Dio porta. Molto spesso accade a noi così, pensiamo che un digiuno, qualche preghiera con una candelina accesa ci rende giusti e buoni, meritevoli di paradiso, forse pensiamo che buttando qualche soldino davanti a un santo, non avremo più problemi. Gesù non abolisce digiuno, però gli dona un significato nuovo, perché vino nuovo non può essere versato in otri vecchi: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.»

Digiuno di farisei e dei discepoli di Giovanni non ha senso perché Dio è qui davanti a loro, basta accoglierlo. Il digiuno vero è quello che ti porta a recuperare il rapporto con Dio, che spesso ci viene rubato da molte preoccupazioni, da varie dipendenze personali e molti altri fattori. Questo è nuovo stile di digiuno, digiuno da tutto quello che ci allontana da Dio e non ci permette di stare con lui. Questo è la novità di Gesù Cristo che deve essere versata in un otre nuovo, in un cuore nuovo che digiuna in una maniera nuova.

Commento a cura di fra Mario Berišić OFMCap

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