fra Marin Berišić – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2020

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Noi ogni giorno viviamo il combattimento spirituale, ogni giorno dobbiamo scegliere tra il bene e il male. È tanto vero anche che sulla carta tutti siamo cristiani, ascoltiamo la Parola di Dio, andiamo a Messa, insomma siamo bravi nella religiosità.

Vediamo che in fondo Erode fa la stessa cosa: “nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.” Ascolta fino a un certo punto, quando Giovanni tocca il suo cuore chiuso, quando Giovanni cerca di aprirgli quel cuore chiuso, si chiude ancora di più. Siamo nello stesso piano, ascoltiamo, anzi forse solo sentiamo, abbiamo paura di ascoltare la verità. Anche Erode era triste perché doveva decapitare Giovanni, ma ha trovato tutte le scuse per farlo.

La paura di essere giudicato dagli altri, la paura di essere quello che si è, la paura di togliere le maschere, la paura della verità, cioè la paura di essere svelato. Noi cristiani siamo chiamati ad essere nel mondo non del mondo. Dicendo la verità di sicuro creiamo una divisione, saranno quelli che ci odieranno e quelli che ci accetteranno.

Ma teniamo presente che non si può piacere a tutti. La verità suscita odio a quelli che vivono contro di essa. Supplichiamo il Signore con le parole: “Dammi, o Signore, un cuore che ascolta (1Re 3,9). Lasciamoci plasmare dalla Verità, scegliendo il meglio per noi. Per poterla testimoniare agli altri, sapendo anche se ci lasciassero tutti, non saremmo mai soli.


Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 6, 14-29 In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore