Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 9 Agosto 2020

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Il Vangelo di oggi, che è il continuo di quello di Domenica scorsa, racchiude, in una sorta di “ riepilogo “, quasi tutte le tematiche emergenti dai brani che la liturgia ha proposto durante questa settimana.

Il primo richiamo è all’importanza della preghiera.

Il testo dice che Gesu’ “ costrinse i discepoli “ a salire sulla barca per poi, congedata la folla, ritirarsi, “ in disparte “, a pregare “ sul monte “.

Giovedi’ 06 Agosto la liturgia aveva proposto ( Mt 17,1-9 ) l’episodio della “ trasfigurazione “, che iniziava con queste parole: “ Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte “.

E’ questa quindi la prima indicazione che ci da il testo odierno.

La preghiera è fondamentale, è la pietra miliare della fede.

Essa è “ relazione viva e vera “ con Cristo “ vivo e vero “.

Per relazionarsi con Gesu’, con il Padre, è necessario mettersi “ faccia a faccia con lui “, non farsi distrarre dalle problematiche e dagli affanni dalla vita.

Bisogna quindi, ogni giorno, per curare questa relazione, crearsi degli spazi “ in disparte “, lontani dal frastuono, in cui è possibile mettersi all’ascolto di Dio.

Da tale attento ascolto, dall’assimilazione profonda di cio’ che emerge da esso, nasce poi un’agire conforme alla volontà di Cristo.

Per ascoltare in profondità ci vuole però non solo uno spazio “ in disparte “ ma anche un “ tempo “ piuttosto lungo.

Il testo ci evidenzia, sul tema, che Gesu’ inizio’ la sua preghiera “ di sera “, per muoversi ed andare verso i discepoli solo “ sul finire della notte “.

E’ quindi Cristo, maestro di preghiera, che testimonia, in prima persona, la necessità di lunghi tempi di relazione con il Padre per poter far propri i suoi gusti, il suo agire, per poi trasformarlo nel nostro agire.

La seconda indicazione si trae dalla frase: “ il vento era contrario “.

E’ la metafora della vita di ciascuno di noi.

Ci sono momenti in cui il “ vento è contrario “, le cose non vanno come noi vorremmo, ed, iniziando ad avere paura, come ultima spiaggia, dopo magari averlo dimenticato per tanto tempo, chiediamo aiuto al Signore dicendogli, come Pietro: “ Signore, salvami “.

Anche a noi, cosi’ come fece con Pietro, il Signore dirà: “ Non abbiate paura “ ma noi, continuando a confidare solo in noi e nelle nostre forze, non ci fideremo e ci sentiremo dire, a tempesta placata, cosi’ come Pietro: “ Uomo di poca fede, perché hai dubitato?

L’insegnamento, pertanto, è: se hai fede, non hai paura, perché sai che Dio, che ti ama, “ verrà verso di te “.

E’ quindi, come dicevamo Mercoledi’ commentando il brano della donna cananea ( Mt 15,21-28 ), proprio nei momenti in cui il “ vento è contrario “ e il “ presunto silenzio “ del Padre diventa assordante, che dobbiamo continuare a rivolgerci fiduciosi a Dio, certi che sarà al nostro fianco nelle tempeste e placherà “ il vento contrario “.

Capiamo però bene questa espressione.

Placare il vento “ non significa che la nostra vita non avrà più problemi, che la fede è una “ polizza assicurativa “ contro le tempeste.

Significa che lui ci sarà vicino e ci accompagnerà nelle tempeste, aiutandoci ad attraversarle, senza eliminarle.

Abbiamo questa fede in lui o dobbiamo anche noi sentirci ripetere l’ammonimento “ Uomo di poca fede, perché hai dubitato? “.

Non preoccupiamoci….siamo in buona compagnia.

Anche ai discepoli, come riportato nel brano proposto dalla liturgia ieri ( Mt 17,14-20 ), Gesu’ rimprovera la poca fede, a causa della quale non sono riusciti ad effettuare una guarigione.

E allora, non disperiamo ma, al contrario, aumentiamo, soprattutto in questo periodo di vacanza, la preghiera, la nostra relazione quotidiana con Dio; cio’ irrobustirà la nostra fede in modo tale da acquisire la consapevolezza del fatto che, in tutte le tempeste della vita, lui ci sarà accanto.

Buona Domenica a tutti.