Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 8 Novembre 2020

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In questa XXXII Domenica del Tempo Ordinario il Vangelo ci propone la parabola delle “ dieci vergini “.

Gesu’, come solitamente avviene, prende spunto da elementi della vita reale del suo tempo per dare a coloro che lo ascoltavano ed, oggi, a noi, un messaggio per la vita spirituale.

Era usanza fra gli ebrei che lo sposo si presentasse di notte a casa della sposa, che era in compagnia delle sue damigelle.

All’annuncio che si stava avvicinando le damigelle uscivano con le lampade per illuminargli la strada che conduceva a casa della sposa, ove era atteso per dar luogo all’inizio dei festeggiamenti.

Questa “ usanza “ viene utilizzata oggi da Cristo per darci “ dritte “ per la nostra vita.

E’ opportuno, per comprendere la parabola, capire cosa significhino tutti gli elementi in essa richiamati.

Le “ vergini “ siamo tutti noi, tutto il popolo, che deve, ovviamente, prepararsi ad andare incontro allo “ sposo “, che è Cristo.

Per andare incontro ad una persona bisogna vederla e, quindi, sono necessarie delle “ lampade “, delle luci, le quali vanno alimentate con l’ “ olio “ in quanto, diversamente, si spengono.

Avendo ben chiaro quanto appena detto, è agevole la lettura “ di fede “ del testo.

Il popolo ( “ le vergini “ ) si divide in coloro che sono saggi e in coloro che sono stolti.

Saggio, per definizione di vocabolario, è “ chi possiede per natura, studio o esperienza, capacità di giudizio profondo ed equilibrato ed agisce, conseguentemente, in maniera intelligente e accorta “.

Stolto, invece, sempre attenendoci al dizionario, è “ chi dimostra scarsa intelligenza o avvedutezza, o colui che che manca di discernimento “.

Lo stolto è, come appena detto, chi “ manca di discernimento “, cioè colui che non sa  “ scegliere separando “, e che, pertanto, dà, per assenza di “ giudizio ed equilibrio “, attenzione solo ad aspetti secondari della propria vita senza soffermarsi sull’essenziale.

Qual è questo essenziale?

La FEDE, che va alimentata, nutrita, coltivata, annaffiata.

La fede è rappresentata dall’olio.

L’olio era necessario alla sposa per accendere la lampada e, quindi, per accorgersi dell’arrivo dello sposo e per andargli incontro.

La fede, allo stesso tempo, è indispensabile per avere quello “ sguardo di luce “ occorrente per  scorgere il passaggio del Signore in tutti gli accadimenti della nostra vita.

Se la fede non viene alimentata la nostra esistenza è connotata dal buio, da quella “ notte perenne “ che ci impedisce di saper leggere gli avvenimenti e che ci chiude in una cappa di negatività, nella                 “ sindrome di calimero “ che ci porta a pensare che “ capitano tutte a noi “.

La mancanza di fede ci impedisce di vedere Cristo che passa nella nostra vita, che viene più volte,  “ nel giorno e nell’ora in cui non ce lo aspettiamo “.

E’ pertanto necessario, finché siamo su questa terra, dare una svolta radicale alla nostra esistenza ed iniziare a nutrire la nostra fede.

Si tratta di una scelta nostra, personale.

E’ per questo che le “ vergini sagge “ non danno l’olio a quelle “ stolte “; non perché sono cattive ma perché l’olio è frutto di un impegno personale quotidiano, che solo ciascuno di noi, se ne ha desiderio, può porre in essere, ma che non può essere dato in prestito.

Un “ desiderio “, una “ cosa che fa battere il cuore “ è personale; nessuno ce lo/la può prestare!!!

Il tempo c’è ancora per cambiare, ma non bisogna sprecarlo perché, se non ci convertiamo, se continuiamo ad essere “ lampade spente “, corriamo il serio rischio che il nostro percorso terreno termini nella notte profonda, quella che ci impedirà di vedere Cristo, vera luce, faccia a faccia.


A cura di Fabrizio Morello