Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 6 Agosto 2020

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Il Vangelo di oggi ci riporta il racconto della “ trasfigurazione “ di Gesu’.

E’ un evento importantissimo, fondamentale per la nostra vita di fede.

Interessante, a mio giudizio, è il primo versetto, ove leggesi che Gesu’ “ prese con sé “ Pietro, Giacomo e Giovanni e li “ condusse in disparte “ su un alto monte, ove si “ trasfigurò “, cioè “ il suo volto brillo’ come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce “.

Questo primo versetto ci indica, infatti, quali sono le condizioni per poter vivere la “ nostra personale trasfigurazione “.

Bisogna, in primo luogo, essere “ chiamati da Gesu’ “ ( “ prese con se “ ).

E’ sempre Cristo che prende l’iniziativa.

Non dobbiamo mai dimenticarlo.

E’ lui che ci cerca, che ci chiama; non dobbiamo mai avere la presunzione di essere noi che stiamo cercando lui.

Il nostro compito è dire SI alla sua chiamata.

Cio’ è molto importante perché ci toglie quel senso di “ perfezione “, di “ autocompiacimento “, che ci fa, spesso, pensare, di “ essere noi i più bravi “ perché, rispetto agli altri, ci mettiamo alla ricerca di Dio, e, quindi, da “ buoni cristiani “, ci alziamo presto la mattina per andare a messa, ci impegniamo in comunità, partecipiamo a dei ritiri, etc.

Non è cosi’.

E’ Dio che chiama, a noi sta solo la risposta.

Il secondo elemento importante è nelle parole “ li prese in disparte “.

Se rispondiamo “ SI “ alla chiamata di Cristo lui “ ci prende in disparte “, ci porta via, per un po’, dalla folla, dal frastuono, per farci fare una vera esperienza di lui.

E’ li, in disparte, ad esempio in occasione di una passeggiata in montagna, di un ritiro, di una preghiera profonda, che possiamo vivere la “ nostra trasfigurazione “ perché ci sentiamo cosi’ intimi con lui da poter sperimentare la sua bellezza.

Viviamo quindi anche noi questa esperienza di “ trasfigurazione “.

Perchè Dio ce la fa fare?

Per darci un carico di energia, per darci memoria della sua bellezza che ci sarà di aiuto nei momenti di difficoltà, allorquando le tenebre sembreranno prevalere nella nostra vita.

In quei frangenti dovremo attingere, dalla “ memoria del cuore “, la nostra personale esperienza di trasfigurazione e andare avanti con fiducia nel Padre, certi che tornerà la luce.

Ma la trasfigurazione ci serve anche per evangelizzare, per portare agli altri la bellezza di Cristo.

Non è infatti un’ ascesi, un ritiro dal mondo per vivere in solitaria ( “ Signore, è bello qui “…facciamo la capanna e non muoviamoci più!!! ), ma è pura energia che servirà quando, “ scendendo dal monte “ e ritornando nella quotidianità, saremo chiamati a vivere da trasfigurati in modo tale da portare anche agli altri la bellezza del messaggio di Cristo.

Una domanda per concludere: viviamo da ” trasfigurati “ o abbiamo facce e modi di fare da “ cristiani stanchi “?

Buona giornata e buona riflessione a tutti.