Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 5 Ottobre 2020

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Questa settimana si apre con la lettura di un passo molto famoso del vangelo di Luca, che ben ci chiarisce cosa dobbiamo fare “ per avere in eredità la vita eterna “.

Wow.

C’è da aprire bene le orecchie!!!

Tutto parte da una domanda che un “ dottore della legge “ fa a Gesu’ “ per metterlo alla prova “.

Ma il Maestro, eccezionale come sempre….lo prende un po’ in giro e gli dice: “ come, proprio tu che sei uno studioso non lo sai…cosa sta scritto nella legge?

Ecco cosa succede a “ mettere alla prova Gesu’ “…si fanno brutte figure!!!

Ma Cristo va oltre e coglie l’occasione di questa “ provocazione “ e di quella successiva che gli pone il “ recidivo “ dottore ( “ Chi è il mio prossimo “? ) per dare a tutti noi un grande insegnamento: per ereditare la vita eterna devi amare Dio e il tuo prossimo come te stesso.

Sta tutto qui.

Devi AMARE.

Chi?

In primo luogo te stesso.

Se non ti ami, come puoi amare il prossimo come te stesso?

Amarsi significa non pavoneggiarsi, credersi bravo, perfetto, ma “ accettarsi “, con i propri limiti creaturali, ed essere felice perché amato da Dio immensamente.

Se mi amo cosi’, conscio dei mie limiti, riuscirò anche ad amare il mio prossimo, perché vedrò in tutti gli uomini altre “ creature fragili “ perdonate ed amate da Dio e comprenderò che, se il Signore ama e perdona loro e me, anch’io posso fare lo stesso.

Amando “ gli altri come me stesso “ amerò, di conseguenza, anche Dio in quanto il Signore, che non si vede, può essere amato solo amando i fratelli che vedo e che incontro.

Delineata la circolarità dell’amore ( io, il prossimo, Dio ), vorrei soffermarmi un attimo sul concetto di “ amare il prossimo “.

Cosa significa concretamente?

Non passare oltre.

Nella bella parabola che Gesu’ narra, il sacerdote ed il levita, pur vedendo l’uomo a terra “ mezzo morto “, passano oltre, cioè se ne disinteressano.

Il disinteresse e l’indifferenza sono la conseguenza di un modo di vivere che non mette al centro il fondamentale insegnamento di “ amare il prossimo come se stessi “.

Il samaritano invece “ non passa oltre “, anche lui vede ma ha compassione, termine, quest’ultimo, che sta ad indicare, come leggesi in un meraviglioso testo di Natale Benazzi che cito spesso, “ il turbamento profondo che l’altro produce in me, nel momento in cui vedo le sue sofferenze, ne sono commosso, mi chino su di lui nella necessità di alleviarle, perché sento di non poter fare altro che stare presso di lui “.

Ha compassione chi incarna pienamente l’insegnamento di “ amare l’altro come se stesso “ in quanto avverte come suoi i dolori dell’altro e, quindi, non passa oltre.

Abbiamo capito?

Spero di si, perché Gesu’ dice a noi, cosi’ come disse al “ dottore della legge “: “ Va, e fa anche tu cosi’ “.

Buona giornata e buona riflessione a tutti.


A cura di Fabrizio Morello