Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 5 Luglio 2020

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Ti rendo lode

L’odierna pagina evangelica inizia con un’espressione bellissima, con cui sarebbe opportuno dare avvio a tutte le nostre giornate.

Lodare, termine che deriva dall’ebraico “ yadah “, significa, infatti, “ ringraziare con il cuore Dio per il suo operato “, per tutti i doni che, quotidianamente, ci fa, primo fra tutti quello, non scontato, della vita.

Anche Gesu’ “ loda “ il Padre, ringraziandolo per aver nascostoqueste cose “ ai “ sapienti e ai dotti “ e per averle rivelateai piccoli “.

Ma cosa sono queste “ cose “ nascoste ai “ sapienti e ai dotti “ e rivelate “ ai piccoli “?

Sono, o, meglio, è, lo “ sguardo “, la capacità di “ accorgersi “ dei prodigi che avvengono nella propria vita se si lascia entrare in essa la vita di Cristo o, meglio ancora, se si vive pienamente la vita di Cristo già innestata in ciascuno di noi nel momento del nostro Battesimo.

Coglie il passaggio di Gesu’ nella sua esistenza solo chi è “ piccolo “.

Piccolo “, ovviamente, non vuol riferirsi all’età anagrafica, ma vuole essere sinonimo di “ umile “.

Solo chi ha questa “ virtù “, sempre più rara in un tempo di individualismo ed arrogante personalismo, può accorgersi dell’opera di Cristo.

Umile non è chi è sottomesso o chi si sminuisce falsamente per non mettersi in gioco.

Umile è chi è consapevole di essere creatura debole, fragile, ma, allo stesso tempo, è contento della sua pochezza perché, avendo sperimentato la Misericordia del Padre, sa che Dio lo ama cosi’ com’è e, pertanto, senza presunzioni e con tutti i suoi limiti di creatura, si mette all’ascolto del Maestro, senza pregiudizi, barriere.

A cosa porta la capacità di accorgersi del passaggio di Cristo nella propria vita?

La risposta è netta: alla conoscenza del Padre, di Dio.

E’ il punto focale della odierna pagina evangelica, perché afferma una VERITA’ DI FEDE.

Solo Cristo conosce il Padre ( “ Nessuno conosce il Padre se non il Figlio “ ) dice il testo, aggiungendo però le fondamentali parole “ e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo “.

Se vogliamo conoscere pertanto il Padre, che nessuno ha mai visto, dobbiamo conoscere Cristo.

Ma cosa significa “ conoscere Cristo “?

Tra i vari significati del verbo conoscere c’è “ essere in relazione, avere familiarità, essere intimi “.

E’ questa l’accezione da usare quando ci si riferisce al rapporto con Cristo.

Si “ conosce “ una persona non quando si è letto qualcosa di lei, o si sanno delle informazioni sulla sua vita.

Per conoscere qualcuno io devo frequentarlo ogni giorno; solo cosi’ posso conoscere i suoi gusti, diventargli “ intimo “.

Si, il rapporto con Cristo deve essere intimo, profondo, tanto è vero che quando si parla di “ conoscere “, nella Bibbia, si fa riferimento al rapporto sessuale, all’atto più intimo che puo’ esserci tra due persone ( “ Ora Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: «Ho acquistato un uomo, dall’Eterno “ Genesi, 4, 1 ).

Questa intimità la si acquisisce stando con lui ogni giorno, dedicandosi un tempo privilegiato, sottraendolo anche a molteplici altre cose, tutte certamente “ buone e giuste “ ma non cosi’ indispensabili.

Obiezione: è’ difficile, è pesante, non ce la facciamo.

All’inizio può essere.

E’ cosi’ ogni qual volta si decide di fare qualcosa di nuovo: è ovvio che per farlo bisogna sottrarre tempo ad altro.

Ed allora si tratta di scegliere.